Praga, ebbra di libertà

Sono stato a Praga tanto tempo fa. Nel 1986 per la precisione. All’interno, un iconico stereo Philips che sparava Clash, Pink Ployd e New Wave a più non posso. Portarselo dietro era più pesante di un piccone, più italiano di Toto Cutugno. Tre anni dopo il mio viaggio a Praga, avremmo assisito, come spettatori del film Goodbye Lenin, alla caduta del Muro di Berlino e tutto sarebbe stato diverso. Ciao ciao a tutto un mondo, proiettati violentemente nel postatomicocyberspazio. I tetti dorati di Praga, asburgica anche ai tempi della Státní Bezpečnost, la famigerata Polizia addetta alla Sicurezza di Stato, l’aria cupa, di misteri, nonostante la mondanità sfavillante, sono rimasti. La città non è più quella dei negozi vuoti, da tempo di guerra, con le file per comprare il pane. C’è un filo che lega quel viaggio a oggi. Andai per vedere Praga per soffermarmi a piazza San Venceslao dove Jan Palach, studente cecoslovacco di soli 21 anni, si era dato fuoco il 16 gennaio del 1969 per protestare contro l’invasione sovietica. Sono passati esattamente 50 anni dalla Primavera di Praga, travolta dai carri armati dell’Armata Rossa e 30 dalla Rivoluzione di Velluto che decreta la fine del regime comunista. C’è una canzone che non ho mai amato nella sua languidezza molle. Significativa, però, per chi in quegli anni combatteva il totalitarismo. Parlo di Imagine di John Lennon che trovo noiosa quasi quanto Obladì Obladà. Il mio parere conta poco. La verità è che tutti la amavano. Non solo i Figli dei Fiori. Praga, anche tanto tempo fa, ribolliva di un “sommovimento epigastrico” underground che oggi si è trasformato ina una ragggiante e manifesta mondanità post-muro e post-soviet. Nella capitale ceca, si respira energia, ebbra di sesso e libertà.

Visita a Praga: da dove iniziare

Se parliamo di John Lennon e della Primavera di Praga, il nostro percorso non potrà che iniziare dal Muro di Lennon e dal Museo del Comunismo. Il  Muro di Lennon, di proprietà dei cavalieri di Malta, si trova vicino Velkopřevorské Náměstí, la piazza del Gran Priorato.

Praga, ebbra di libertà

Molti messaggi di libertà iniziarono ad apparire sul muro fin dagli anni Sessanta. Venivano dipinti disegni e slogan che la polizia provvedeva immediatamante a cancellare. Le scritte, puntualmente, riapparivano. Quando Lennon muore assassinato a New York, l’8 dicembre del 1980, sul muro, viene disegnato un ritratto del cantante. Sempre più si diffonde un travolgente desiderio di libertà. Abbondano le scritte contro il regime totalitario. Per molto tempo, il governo comunista cerca di rimuovere i graffiti e di impedire i raduni. Ma, si sa, “quando fischia il vento”, c’è poco da fare.  Andare a Praga e non farsi una foto  ricolmo di scritte e colori è impensabile. Come andare a Lisbona e non fotografare il tipico tram. A me, chiedo venia, piacciono molto le atmosfere di quegli anni. Non per nostalgiche aspirazioni totalitarie, forse, molto più banalmente, perché ho i ricordo della mia gioventù, che premono e palpitano sulle pareti del pericardio. Per questo, per quelli come me, insomma, che non vivono solo per postare foto sui social, vale la pena di far visita al Museo del comunismo di V Celnici, un interessante percorso dove è possibile confrontarsi coi quarant’anni del totalitarismo, dal 1948 al 1989. Atmosfera da Vite degli Altri. Ci si accorge di come il regime “spiava” il quotidiano delle persone e ci si imbatte nella propaganda politica, nella censura fino alla polizia, all’esercito e ai servizi segreti. Insomma, tutto l’apparato di regime di quegli anni.

Praga, ebbra di libertà

Praga è anche la birra

A Praga le birrerie non mancano. È cosa nota, infatti, che un boccale di Pilsner Urquell, costi circa 1,18 euro a pinta, tra i prezzi più bassi al mondo. Non voglio indurvi all’ubriacatura facile. Avrete tante cose da vedere e tanta bellezza con cui stordirvi ma la birra a Praga è tradizione nazionale. Un antico detto recita che qui la birra è considerata come il pane liquido e deve costare poco più di un caffè e meno dell’acqua. Viene il sospetto che negli anni passati la birra fosse come la vodka in Russia: l’unico oppio permesso, visto che quello dei popoli era stato posto rigorosamente in stato di estinzione. La passione per la birra a Praga affonda le radici in tempi remoti.

Praga, ebbra di libertà

La birreria U Pinkasu, situata proprio vicino alla piazza dove muore bruciato Jan Palach, apre i battenti nel 1843 per opera di un marinaio che, guarda caso, dopo aver bevuto una pinta di Pilsner, decide di solcare la bionda bevanda piuttosto che andar per mare. Il luogo è di quelli “storici”. Hanno frequentato la birreria tutti gli amanti della nazione, in odor di politica e di libertà. Sono passati alla U Pinkasu anche gli independentisti e gli animatori della Rivoluzione di Velluto. Tra le birrerie recenti, da provare il Vinohradský Pivovar, lontano dal centro. Se volete “oltrepassare” il turistico centro, in bici potete avventurarvi a cimentarvi con il tour Epic Views. Da vedere in una ricchezza di contrasti unica, i palazzoni tipici dell’edilizia socialista, oggi rivitalizzati a sciabolate di policromatismi intensi, gli spazi verdi della zona di Prokopske, tra boschi e pareti rocciose, a poche fermate di metro dal centro e il Mountain Bike & Beer, la passeggiata lungo il fiume, che, attraversando il bosco, vi porterà a riposarvi in una birreria artigianale vecchia di 300 anni, l’Únětice di via Rýznerova.

Kampa, il verde e l’arte

A Praga, tra il Ponte Carlo ed il quartiere di Mala Strana, troviamo quella che viene chiamata la Venezia praghese. L’isola di Kampa si trova sul fiume Moldava, nel centro di Praga, sul lato di Malá Strana. Si raggiunge l’isola di Kampa scendendo dal Ponte Carlo, o camminando lungo il fiume dal lato del castello. La sua punta settentrionale è attraversata dal Ponte Carlo ed è separata dal quartiere di Malá Strana da un canale artificiale definito il “canale del Diavolo” (Čertovka dal nome di una donna indemoniata vissuta nella zona come vuole la leggenda), un corso d’acqua progettato per alimentare i mulini ad acqua.

Kampa offre un bellissimo parco verde pubblico dove troverete i bambini giganti, Bronze babies, le sculture del celebre artista ceco David Černý e una sfilata di pinguini gialli realizzati dal gruppo biellese Cracking Art. Da visitare anche il Museo di arte moderna e di esposizioni temporanee Kampa Museum, aperto nel 2003 con opere di František Kupka, pioniere dell’arte astratta, e dello scultore cubista ceco Otto Gutfreund.

Praga, ebbra di libertà

 

Altra curiosità da non fasri mancare è una visita alla casa dell’attore e drammaturgo Jan Werich, uno degli artisti più rappresentativi della cultura ceca. Nel 1967 lo troviamo in Agente 007 – Si vive solo due volte, nel ruolo del cattivo Ernst Stavro Blofeld. Dopo una settimana di riprese, però, Werich viene sostituito da Donald Pleasance. Pare che il regime lo avesse minacciato: non avrebbe più lavorato in patria se continuava a fare il cattivo su pellicole col il “libertino” 007 a divertirsela. Ma c’è chi giura che è poco più che una balla, una leggenda alimentata dalle voce del passato. I patiti del “negozianesimo”, dello shopping duro e puro, per intenderci, non potranno poi farsi mancare un po’ di pellegrinaggio nel quartiere residenziale di Petrska ctvr, dove avranno di che sbizzarrirsi.

E gli eventi?

Gli eventi a Praga non mancano. Come le birrerie. Appuntamento per gli amanti della musica classica al festival internazionale La primavera di Praga (dal 12 maggio – 3 giugno, info: czechtourism.com). La musica classica è particolarmente viva a Praga con tantissimi concerti e manifestazioni. Sarà l’eco delle atmosfere dell’impero Austro-Ungarico che è ancora capace di proiettrasi sulle vestigia della modernità. Per gli amanti del rock e del pop, diversi gli eventi da non perdere. Tra questi, da segnalare i Metallica il 2 aprile, Gregory Porter il 23Roger Waters il 28 e 29 aprile, Anastacia, il 12 maggio, per arrivare a Ringo Starr, il 19 giugno e agli Iron Maiden, il 20, sempre di giugno. Chissà quanti ricordi. Soprattutto ad ascoltare The Wall, a ripensare al muro di Berlino. guardando il muro dedicato a John Lennon. Buone occasioni per un week-end romantico, culturale e “nostalgico” al tempo stesso. Ma non del totalitarismo. Meglio la Mitteleuropa.

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Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia e blogger, scrivo per legittima difesa.

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