Roma nella camera oscura, fotografie della città dall’Ottocento a oggi

di Daniele Del Moro

Roma nella camera oscura, fotografie della città dall’Ottocento a oggi. In mostra al Museo di Roma, in occasione dei 180 anni dalla nascita della fotografia, una straordinaria selezione di circa 320 immagini provenienti dall’Archivio Fotografico.

Un percorso espositivo di rara bellezza con fotografie della città dall’Ottocento a oggi un documento importante per capire Roma in fotografia prima che il digitale facesse la sua rivoluzione, trasformandoci tutti in bulimici del click. L’esposizione, aperta al pubblico sino al 22 settembre 2019, è  curata da Flavia Pesci e Simonetta Tozzi.

L’esposizione suggerisce diversi percorsi e tocca intimamente alla sola domanda: come eravamo e come era la nostra città prima dell’avvento delle fisime selfies? La mostra, infatti, muove dagli esordi della fotografia in città – con artisti attivi già a ridosso dell’invenzione della nuova tecnica –, attraversa le epoche che videro mutare sempre più radicalmente il volto della città, per giungere, senza soluzione di  continuità, all’opera di artisti viventi, che hanno operato in un significativo rapporto con Roma Capitale.

Roma nella camera oscura, vari livelli di lettura

La mostra è anche l’occasione per rendere noto il lavoro di molti autori rimasti anonimi, qui valorizzati per la prima volta come fotografi “di ricerca”. Vari sono i livelli di lettura proposti: dalla possibile ricostruzione della storia e dell’evoluzione delle tecniche fotografiche alla comprensione del ruolo specifico svolto da tanti artisti in base alla tipologia del proprio lavoro, fino alla possibilità di “leggere”, secondo nuove e moltiplicate chiavi interpretative, la città stessa, in un percorso storico-fotografico che illustra globalmente il contesto visivo di Roma.

Il racconto per immagini si snoda per 9 sezioni dedicate alle diverse tematiche, declinazioni e tecniche, di questo affascinante processo. Si parte con Sperimentare con la luce: nascita e progressi della fotografia in cui si alternano il dagherrotipo, la carta salata e l’albumina,esplorati dai primi fotografi – Giacomo Caneva, Frédéric Flachéron, Eugène Constant, Alfred-Nicolas Normand, James Anderson, Robert MacPherson –, veri pionieri che si spostavano tra città e campagna con ingombranti attrezzature, spesso accompagnati da pittori, ponendosi in piena continuità con l’arte del proprio tempo.

Il rapporto con il passato a Roma diventa fondamentale: la successiva sezione, Documentare l’Antico: percorsi tra le rovine, racconta come la nuova tecnica sia stata presto utilizzata anche nell’indagine archeologica, incentrata fin dagli esordi sulle vestigia classiche e sui principali monumenti della città. In una selezione concentrata sul valore quasi puramente simbolico del luogo di culto per eccellenza della cristianità, le immagini proposte nella sezione Centro della cristianità lasciano emergere la Basilica di San Pietro in alcune caratteristiche sue peculiari: da un lato nell’aspetto più solenne e ufficiale, con la grandiosa cupola michelangiolesca che sovrasta la città e il cui armonioso profilo è ormai parte integrante della cultura visiva di tutti i romani; dall’altro nella sua anima quasi “familiare”, che si rivela negli scorci più nascosti di vita quotidiana all’interno delle mura vaticane, nelle grandi riunioni di piazza in lunga attesa di eventi storici o semplicemente della benedizione papale.

Quarta tappa della visita Roma nella camera oscura la sezione Vie d’acqua: la presenza del fiume e le fontane monumentali con diverse immagini che rappresentano il condizionamento operato nei secoli dalla presenza dell’acqua – del Tevere in particolare, ma anche degli acquedotti e delle fontane. A seguire, Un eterno giardino: Roma tra città e campagna documenta il patrimonio naturalistico ancora straordinario di Roma, nell’opulenza di giardini e parchi.

Roma nella camera oscura, la modernità

Il percorso espositivo prosegue con la sezione dal titolo La nuova capitale: dai piani regolatori di fine Ottocento alla città moderna, dedicata alle trasformazioni urbanistiche che nei secoli mutarono il volto dell’Urbe, per adeguarla dapprima al ruolo di nuova capitale d’Italia, poi di ideale palcoscenico del regime fascista, o per renderla infine la città moderna che tutti conosciamo. Questi mutamenti sono rappresentati in mostra da una serie di artisti: dopo i fotografi delle demolizioni, le opere di Nello Ciampi, che per trent’anni illustrò con le proprie immagini la rivista «Capitolium», contribuendo a trasformare radicalmente il mestiere del fotografo, fino alle riprese di Oscar Savio, che fino agli anni Settanta documentò l’edilizia cittadina in una nuova concezione della fotografia d’architettura.

Largo spazio è riservato anche alla quotidianità della vita romana: nella settima sezione, Occasioni di vita sociale, la fotografia si fa tramite di una modalità specifica di comunicazione della storia sociale che, fino ai giorni nostri, restituisce l’immagine della città in tutta la sua vivacità. Si alternano, dunque, immagini che abbracciano sia eventi celebrativi e ufficiali sia le occasioni più popolari dei mercati o delle feste.

Oltre alle riprese di Adolfo Porry Pastorel, padre del fotoreportage in Italia, e a quelle di Nello Ciampi, si espongono le riprese degli operatori dell’Archivio Storico dell’Ufficio Stampa di Roma Capitale, degli anni Sessanta e Settanta. Celebri performance di artisti, come quelle di Joseph Beuys e Keith Haring, sono documentate in lavori fotografici specifici, mentre importanti committenze da parte del Comune di Roma arricchiscono il patrimonio fotografico civico con le immagini della città colte attraverso lo sguardo di alcuni dei più grandi fotografi del nostro tempo, quali Gianni Berengo Gardin, Gabriele Basilico, Luigi Ghirri, Mario Cresci, Roberto Koch.

Attraverso lo specchio: negativi su lastra di vetro propone, in una suggestiva presentazione, una serie di lastre ottocentesche in vetro retro-illuminate. Il percorso si chiude nelle sale al pianterreno con la sezione Ritratti dedicata alla fotografia di figura, con ritratti di personaggi famosi, modelli in posa e interni di studi d’artista ottocenteschi, ma anche con tableaux vivants, i “quadri viventi” di grande fortuna tra fine Ottocento e primo Novecento, che sottolineano ulteriormente il rapporto di stretta complementarietà affermatosi anche a Roma tra fotografia e pittura.

Gli studenti della Scuola di fotografia della Rome University of Fine Arts (RUFA), coordinati da tre docenti, realizzeranno un’installazione che, con l’uso di video originali, voci e suoni della metropoli, farà rivivere la vita culturale della capitale attraverso i suoi protagonisti, da Pasolini a de Chirico, da Remo Remotti a Schifano.La mostra sarà inoltre accompagnata da una serie diconferenze e workshop su tematiche specifiche.

L’Archivio Fotografico conserva preziose fotografie antiche che testimoniano la nascita e l’evoluzione dell’arte fotografica a Roma dal 1845 a oggi. Attualmente la consistenza delle collezioni ammonta circa 30.000 positivi – dagherrotipi, carte salate e albuminate, stampe al carbone e ai sali d’argento, fotoincisioni e ferrotipi – e 50.000 negativi su lastra al collodio umido e ai sali d’argento e su pellicola piana. Non rimane che andare a vederla Roma nella camera oscura e, forse, lasciarsi andare a qualche inevitabile sospiro di rimpianto.

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