Sardegna a numero chiuso?

Sardegna a numero chiuso? Spiagge a “fruizione controllata” questa estate?

Sardegna a numero chiuso? Senza scatenare la canizza demagoga che ne dice sempre di tutti i colori, come accaduto questa estate quando la notizia ha cominciato a diffondersi, guardiamo al punto.

Quando sono stato in visita alla meravigliosa spiaggia di Stintino La Pelosa, questa la situazione: il mare, un sogno lontano e la spiaggia come la metro di Roma all’ennesimo sciopero del venerdì. Che vuol dire: prendere il sole in piedi. Se hai un cedimento, ti adagi dolcemente sulle natiche di qualche bagnante che, stremato dalla ricerca del mare, non si muove più, facendo le sabbiature coatte.

Detto questo e per fare un po’ di ironia, esista un problema per alcune spiagge in Sardegna. Vista la turistica carica di Gengis Khan della scorsa estate, ad agosto di quest’anno, potrebbero cambiare molte cose. Tipo: accessi limitati alle spiagge, automobili più neglette del lavoro col Job Act, passerelle atte a proteggere la sabbia da passaggio degli incauti avventori.

Per salvare la spiaggia de La Pelosa di Stintino dall’erosione causata dalla transumanza delle moltitudini,  i rimedi potrebbero essere diversi. Per continuare a farsi avvolgere al meglio dallo splendido spettacolo del Golfo dell’Asinara, nella punta estrema Nord-occidentale della Sardegna con i faraglioni di Capo Falcone come mitiche colonne d’Ercole. Celebrata da tutti come una delle più belle spiagge d’Europa, La Pelosa ha la il fondale unico e i colori turchese ​e azzurro del mare che non li distingui dal cielo.

Sardegna a numero chiuso?

L’idea è quella di creare una tessera del turista. Non solo per La Pelosa ma anche per lo Scoglio di Peppino a Costa Rei, tra i Comuni di Castiadas e Muravera, la spiaggia di Tuerredda a Teulada, nel Sud della Sardegna. Il primo esperimento è stato fatto con Cala Biriola, piccola spiaggia sulla costa Est della Sardegna.

Per arginare l’invasione di una sudata marea umana che creava problemi ambientali e di sicurezza, il sindaco ha optato per il limite di accesso fissato a 300 bagnanti al giorno. Altro che Leonida alle Termopili. Trecento in paradiso e non in battaglia per andare alla conquista di un lembo di sabbia.

Secondo quanto stimato dal Comune di Stintino, ad agosto, ogni giorno transitano nel borgo circa cinquemila persone. Per ogni bagnante, due metri quadri di libertà o poco più. Uno studio pubblicato nel 2010 dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che il Comune di Stintino ha utilizzato per il progetto speciale di riqualificazione della Pelosa, asserisce che già dal 2008, la capacità di carico sostenibile da parte dell’arenile, è ampiamente fuori norma.

Come riportato in un articolo pubblicato su La Nuova Nuova Sardegna, a firma di Paoletta Farina: “La ricerca aveva individuato in 1347 persone il carico sopportabile per non distruggere la spiaggia, indicando il numero ottimale di presenze tra le 1250 e le 1300. I ricercatori avevano anche individuato lo spazio “vitale” tenendo conto della superficie dell’epoca (novemila metri quadrati) ed erano arrivati alla conclusione che per godere di una giornata di mare senza dover sentirsi sfondare i timpani dalle urla di bambini, dalla musica o dalle chiassose telefonate del vicino, avere un minimo di privacy e ritornare a casa soddisfatto, occorrerebbero almeno 5 metri quadri per ogni frequentatore con ombrellone, telo e spiaggina contro i 2,8, andando bene, che il singolo aveva allora a disposizione. Quindi stoppare l’assalto si sta facendo sempre più urgente e proprio lo studio dell’Ispra invita al numero programmato di accessi, perché uno dei principali fattori di dissesto della Pelosa è l’elevata fruizione turistica”.

Sempre nello stesso articolo Wanda Casula, presidente del Wwf, sottolinea: “Una situazione che è diventata ormai insostenibile. Se vogliamo conservare la Pelosa anche per le generazioni future occorre che il Comune di Stintino realizzi al più presto il progetto speciale per la tutela di una delle più belle spiagge del Mediterraneo. Che non può più sopportare l’attuale carico antropico: bisogna, quindi, ridurre l’accesso secondo quando prevede lo stesso progetto speciale”.

Esempi di spiagge a numero chiuso ne abbiamo già in Sardegna e funzionano: Budelli alla Maddalena e Bidderosa.

Insomma, la fruizione deve essere controllata, deve esserci una azione di tutela reale che possa proteggere questi angoli di paradiso dall’orda barbara e incivile di chi dell’ambiente se ne impipa.

Nella speranza che questa bellezza possa essere continuata ad essere ammirata da tutti. Meglio fare i turni, piuttosto che vederla andare in rovina.

 

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Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, scrivo per legittima difesa. Amo la vita e chi me l'ha data.

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