Seychelles, per lasciarsi tutto il resto alle spalle

Seychelles, racconto di viaggio tra Praslin, La Digue, Anse Lazio e scenari naturali di straordinaria bellezza

Diciamolo subito: il rischio di un viaggio alle Seychelles è di non voler tornare più. Alle Seychelles la sindrome di wanderlust trova il suo più completo completamento. Ti fermi e dici: basta girovagare, sono arrivato a casa.

Si, perché sfido chiunque a non voler rimanere in un paradiso di acqua adamantina, di cieli di pura beatitudine, tessuto di sabbia e di struggenti tramonti in cui anche la vita sembra infinita, stracciando l’inesorabile trascorrere del tempo, sfido chiunque a non dire, io rimango qui. Per sempre.

Ecco, partiamo da questo assioma esistenziale che mi è capitato alle Seychelles e in pochi altri posti (vedi Portogallo). Alle Seychelles quella voglia di tornare, la nostalgia dell’esule non scatenerà singhiozzi facili. Non vorrete essere altrove che lì, né di vedere più il mondo, essendo il mondo quasi tutto in certi posti. Come le Seychelles.

Seychelles, per lasciarsi tutto il resto alle spalle

Da Roma il volo per le Seychelles, ai tempi del mio viaggio che è stato qualche anno fa, è tutta una tirata. Nove orette di tubo e via. La notte, ricordo ancora, trascorre abbastanza lieve tra il buio del tubo dove qualcuno ronfa, qualcuno fa avanti e indietro al bagno, qualche bambino si lamenta. Io, cuffiette e improbabile lettore mp3, con schermo micro, riesco anche a vedere un film in versione mini: il leggendario Moby Dick con Gregory peck in versione capitano Achab.

Con i miei compagni di viaggio iniziamo bene. Sin dall’inizio, già ai tempi dell’organizzazione del periplo, una nostra amica ci “impone” una sua nuova amicizia, la mia amica è soggetta agli innamoramenti facili, che sin dalle prime battute di conoscenza, provoca in me uno sfrizionamento facile agli zebedei.

Penso, sarà un momento, una sensazione. No, a fine viaggio, rischieremo di farle fare la fine del primo pilota sul film Airport 77, quello che dopo la collisione vola dalla cabina di pilotaggio e sparisce. Detto questo, si arriva alle Seychelles dopo le 9 ore dette e penso, è fatta, siamo a Mahé. Col cavolo.

Seychelles, per lasciarsi tutto il resto alle spalle

Mahé

Le Seychelles sono uno Stato insulare con un territorio costituito da un arcipelago di 115 isole, localizzato nell’Oceano Indiano a circa 1500 km a est delle coste dell’Africa Orientale. L’arcipelago si trova a nord-est della punta settentrionale del Madagascar, ed è circondato da altri stati (o dipendenze) insulari fra cui Zanzibar a ovest, Mauritius e la Riunione a sud, le Comore e Mayotte a sudovest, e le Maldive a nordest. Con soli 92 000 abitanti, si tratta dello Stato indipendente africano dalla popolazione più ridotta. Per me è l’ideale.

Dobbiamo trasferirci da Mahé a Praslin con l’aereo a elica delle Air Seychelles. Saliamo e io preferirei quasi essere a cena con la Boldrini tanto mi sento a disagio. Una puzza di gasolio che le Peugeot degli anni Settanta sembrano ecologiche e un rollio che Schettino pare Niki Lauda alla vittoria del 3° mondiale iridato.

Fortuna che il volo dura 15 minuti, quindici minuti in cui rivedo la vita davanti a me sfrecciarmi come fossi arrivato al ti saluto, e troviamo alloggio in un meraviglioso albergo-residence dove a farci gli onori di casa è George. Ora, qui potremmo aprire una bella parentesi su cosa significa avere dignità e orgoglio della propria identità ma è meglio non cacciarci in un ginepraio che rischia di fare del luogocomunismo la sintesi dell’esposizione.

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Seychelles, che ospitalità

George ci accompagna con grande gentilezza negli alloggi. E, se non fosse per la simpatica amica con cui non correrà mai buon sangue, l’atmosfera oscilla tra l’ideale orgiastico di Laguna Blu e la solitudine selvaggia dimenticata da Dio di Cuore di Tenebra. Pure un po’ Papillon quando sta in mezzo ai lebbrosi, nel senso che siamo circondati da mare, noci di cocco e sabbia. Niente altro.

La stanza è un bungalow silenzioso, la cosa più bella è che è un villaggio dove non manca nulla e sembra non ci sia nessuno, nessun incontro, nessuno sgambettamento invasato, niente. Solo odore di vegetazione e pace. Minchia, dico io, compariranno tutti a cena. Macché, non mi pare vero. La sera a cena, puoi mangiarti qualunque cosa, talmente una varietà che nemmeno nelle abbuffate in crociera, insomma la sera a cena i presenti non solo sono pochi ma pensate: parlano pure a bassa voce come stessimo in biblioteca.

Solo la famigerata conoscente discetta e scodella castronerie, proponendo alle donne in viaggio con noi iniziative da brivido: una su tutte, è: se domani ce facessimo na bella piastrata? A questa amenità, dico: bene, s’è fatto tardi, buona notte.

Praslin

La notte scorre nel silenzio e circondato dal legno del bungalow che, al piano alto, mi fa sentire come Hemingway o come Marlon Brando nei suoi atolli. Mi sento un po’ Kurtz e preso da un delirio di onnipotenza potrei anche diventare come Gauguain e dipingere ragazze esotiche in un lampo, diventando celebre.

Il mare di Praslin è meraviglioso, cristallino, un effetto scenico di assoluta intensità che richiama le parole di Conrad: “Nessun racconto di sogno può esprimere l’atmosfera del sogno, quel misto di assurdità, sorpresa e smarrimento in un tremito di rivolta disperata, quella sensazione di esser prigioniero dell’incredibile che è la vera essenza del sogno.“ Ecco, un sogno.

 

 

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Le passeggiate al tramonto, sulle spiagge lunghe e silenziose, un inno allo struggimento. Per non dire dello starsene al mare così, senza fare nulla. Sulla spiaggia di Praslin siamo a una distanza tale che pure starmene fermo mi garba. Ci si spaparanza e ci si gode davvero ogni giorno, si rimane fino a tarda sera presi da quella piacevole spossatezza della tensione che si allenta, della distanza che si mette con tutte le cose perché sei lì e ora e tutto il resto è altrove. Questa volta decido io di non essere altrove e di rimanere lì, non è poco.

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Altra spiaggia da filmetto anni Ottanta con relative fantasie su una Brokke Shields che ai tempi ti faceva più fermento del mosto, è quella di Anse Lazio, a nord di Praslin, che raggiungiamo con una fantastica Terios vecchio modello che è tutto un programma. Dico solo che ad una salita, siamo in quattro, dobbiamo scendere e spingere. Rimpiango i miei chilometri per l’Europa con la R4 in lamierino che d’estate sbollentava e d’inverno faceva più freddo che in Lapponia.

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La stupenda Anse Lazio è considerata una delle spiagge più belle del mondo. Il mix di sabbia bianchissima, acque azzurre e imponenti rocce granitiche la rendono uno dei migliori paesaggi da fotografare alle Seychelles. Anse Lazio è molto visitata, quindi se preferite stare da soli, andateci prima delle 9. Devo dire che mi ritornano in mente incubi da ferie d’agosto e, pur non essendo la densità di popolazione che abbiamo in Italia, 197 al km quadrato, comunque si sta bene. A parte il rischio correnti in acqua che è piuttosto altro e su cui bisogna prestare attenzione per non trovarsi in difficoltà.

La Digue

A 6 chilometri da Praslin troviamo la Digue, deliziosa perla che sembra cucita su misura per me. Un paradiso in terra dove fuggire da tutto e da tutti. Ci troviamo tra guest house nascoste tra gli alberi, piscine naturali che incorniciano le spiagge e un ritmo lento, quello della natura, che scandisce il tempo. Gli spostamenti avvengono su carri trainati da buoi oppure in bicicletta. Si arriva ovunque, senza fretta, senza stress, davvero in un attimo.

Prima di arrivare nelle meravigliose acque di Anse Source D’Argent, la spiaggia simbolo delle Seychelles con i suoi massi di granito levigati dal vento e le verdi palme da cocco, non potevamo non andare a trovare le nostre più care amiche, le tartarughe giganti in cerca di coccole. Simpatiche è dire poco.

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Passeggiare per le vie di La Digue è davvero un’esperienza unica. Il ritmo rallenta e ogni cosa torna al suo posto. Non solo per lo splendido relax sulla spiaggia e i bagni nelle acque trasparenti ma perché la vita scorre in maniera decisamente slow. C’è altro da aggiungere? Alle Seychelles dominatrice incontrasta è dunque la baluginante e rigogliosa bellezza della natura. Prima di partire non possiamo lasciarci sfuggire una visita alla Vallèe de Mai, una valle patrimonio UNESCO che si trova nel cuore dell’isola dove piante rare e animali selvaggi sono la normalità.

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Camminando attraverso questa evocativa giungla dove sembra di rivivere la Spedizione Eldorado, facciamo conoscenza con il gigantesco Coco de Mer, il seme più grande al mondo, che per la sua bizzarra forma richiama forme di fascino femminile, che ha un diametro di 50 cm e un peso di 15-22 kg. Cresce soltanto alle Seychelles non solo nella Vallèe de Mai, sull’isola di Praslin, ma anche e sull’isola di Curieuse, facilmente raggiungibile via mare. Se poi volete affrontare un viaggio più lungo ma entusiasmante volate sull’atollo corallino di Aldabra.

Nove giorni passano presto ed è tempo di tornare in patria. Sarà la prima volta che davvero proverò una potente e intima sensazione di lasciarmi tutto alle spalle per rimanere lì. La cena serale avrà il sapore dolce della malinconia, con George più cordiale del solito.

Vado a dormire e penso a come fare domanda per chiedere asilo, per aspirare allo status di rifugiato alle Seychelles e scappare da un Occidente tutto “ciccia e brufoli” dove spesso non si dà valore alla più grande ricchezza che abbiamo: il tempo, la vita e la capacità di non dover fare nulla, magari starsene solo a contemplare il mare e il tramonto mentra un altro giorno se ne va. Senza smania di competizione, né desideri di immagine, impipandosene di tutto quello che dà noia e impedisce una autentica libertà.

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Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, scrivo per legittima difesa. Amo la vita e chi me l'ha data.

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