Si geme, di un brivido. Anche

Si geme

di un brivido.

Anche.

In pochi steli di bagliore,

quando,

macinando

schegge ossute,

riporti alla tua bocca

la vita che si adora.

Senza saperlo,

si trema,

dentro un cielo di vetro,

quando il colore sfavilla

sulla vigna e sulla strada

e trancia i ventricoli al dolore.

E’ allora che non sanguina

o forse meno

il filare della lacrima

che rimane ferma

per paura

di bagnare quell’attimo che infuoca.

Ecco: la mia mutezza

 è la speranza

che sigilla

un mistero che respira,

apparentemente inerte,

appena un niente,

un velame trapassato

su righe d’oro e cascame porpora.

Se ne va però,

questo mistero inerte,

a zonzo,

cantando a squarciagola,

si tuffa, senza spine,

nell’ardore che rallegra.

Lo senti,

il delicato tocco, quasi un rintocco,

perché sparge, delicato,

un pò di gioia,

sulla gola asciutta.

E tu,

ne bevi un pò,

di quel sole liquido,

che rallegra ogni spaccatura, pelle e caos.

Dici amore, non si sa,

dici volare,

bramosia di festeggiare.

Ogni tanto,  è questo forse che succede,

cade quella polvere in un tonfo che rimbomba.

Sull’anima, appena stesa,

ad asciugare,

con un soffio di farfalla,

riposano, quiete,

leonesse che covano l’aurora.

E giocano.

Coi detriti

delle tenebre.

 

natale-2016-2

 

 

 

 

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Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia e blogger, scrivo per legittima difesa.

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