Sulle tracce dei ghiacciai, una mostra che è denuncia

Il “Cambiamento” dei ghiacciai in mostra al Festival della Scienza di Genova

I ghiacciai? Servirebbero in questi giorni. A Roma in questi giorni il tempo soffre di un disturbo bipolare evidente. Dando poca dimostrazione di equilibrio. La mattina esci di casa che sembra dicembre, a ora di pranzo siamo al cambio di stagione improvviso e ci ritroviamo a Ferragosto. Cammini e davanti ti trovi chi in piumino, chi in bermuda.

Insomma, la conseguenza di come il clima stia cambiando e di come il vecchio luogo comune delle mezze stagioni che non esistono più resista e diventi un monito. Non solo non esistono più le mezze stagioni ma nemmeno quelle intere, per la verità, se a quasi novembre siamo messi come a giugno.

Un studio appena pubblicato sulla rivista Nature Plants riportato proprio ieri dal Fatto Quotidiano racconta che le conseguenze negative dei cambiamenti climatici stanno arrivando anche alla birra. La “bionda”, infatti, sarà considerata sempre più rara  e costosa perché “una riduzione dei raccolti di orzo del 16% equivarrebbe a 29 miliardi di litri di birra in meno”. Tanto per parlare di attualità.

Per non parlare di quanto riferito dal Wwf: “Anche se i paesi soddisfacessero tutti gli impegni di mitigazione finora assunti, il mondo continuerebbe a confrontarsi con una minaccia di aumento medio della temperatura globale di almeno 4°c rispetto alla temperatura media dell’epoca preindustriale. È evidente che gli impegni assunti sinora non sono sufficienti”.

Che fare? Riflettere, sensibilizzare, fare esperienza, portare a consapevolezza. È il senso della mostra “Sulle tracce dei ghiacciai” in programma dal 25 ottobre al 4 novembre al Festival della Scienza di Genova con annessa la conferenza del 4 novembre dal titolo “Montagne senza ghiacciai. Un futuro possibile?”.

Il riscaldamento globale testimoniato in modo inequivocabile dal collasso dei ghiacciai montani più importanti della Terra sarà protagonista al Festival della Scienza di Genova che quest’anno ha per tema “Il cambiamento” grazie alla realizzazione di questa esposizione-denuncia. Quanto è cambiato il nostro povero pianeta in poco meno di un secolo.

Gli oltre 60 confronti fotografici realizzati dal fotografo Fabiano Ventura sulle catene montuose di Karakorum, Caucaso, Alaska e Ande mostreranno ai visitatori del Festival quanto quei territori siano cambiati nell’arco di circa 100 anni, rappresentando un’incredibile testimonianza dell’emergenza che è ormai sotto gli occhi di tutti.

Già perché proprio i ghiacciai sono considerati degli indicatori molto precisi dei cambiamenti climatici a livello globale. Tanto per fare un esempio, la fronte del ghiacciaio Upsala, in Patagonia, è arretrata di oltre 20 km in 85 anni.

Sulle tracce dei ghiacciai, una mostra che è denuncia

Il progetto, ideato e diretto dallo stesso Ventura che, oltre a produrre il più grande archivio fotografico di immagini di confronto sui ghiacciai della Terra, punta a sensibilizzare il grande pubblico sulle tematiche ambientali, attraverso mostre, conferenze, programmi didattici, installazioni, documentari.

“Considerato che il tema di quest’anno del Festival della Scienza di Genova è proprio il “cambiamento” – dice Ventura – sono convinto che una tematica come quella dei cambiamenti climatici non poteva mancare. Anche perché il Festival è molto visitato da giovani e studenti, principali destinatari del nostro messaggio”.

Sulle tracce dei ghiacciai, una mostra che è denuncia

La conferenza del 4 novembre è organizzata dal Comitato Scientifico del Cai è prevista alle 15,00 presso l’Auditorium dell’Acquario di Genova. Coordinata dal giornalista Luca Calzolari, prevede un confronto tra Fabiano Ventura e il professor Claudio Smiraglia, glaciologo di fama internazionale, con l’obiettivo di approfondire la tematica dei cambiamenti climatici e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di un impegno concreto per limitare l’aumento della temperatura globale.

All’incontro, aperto al pubblico, interverranno anche i principali sponsor della mostra: Epson Italia (Luca Cassani, CSR manager) e Club Alpino Italiano (Gianni Carravieri, presidente Cai Liguria). Alla fine della conferenza Fabiano Ventura e Claudio Smiraglia accompagneranno il pubblico in una visita guidata della mostra.

Sulle tracce dei ghiacciai, alcuni numeri

5 spedizioni sul campo;
74 confronti fotografici;
6 programmi di ricerca;
8 università e istituti di ricerca coinvolti;
25 ghiacciai analizzati;
3 documentari televisivi distribuiti a livello mondiale;
11 esposizioni della mostra multimediale itinerante;
2 video installazioni interattive;
56 conferenze, convegni e proiezioni pubbliche;
452 articoli sul web;
92 articoli sui periodici;
49 servizi radio televisivi.

Per saperne di più: www.sulletraccedeighiacciai.com

 

2 comments

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  • Interessante questo articolo caro Daniele ma vorrei chiarimenti ” sull’ impegno concreto per limitare l’ aumento della temperatura globale”. Se mi spieghi in che modo ci si possa impegnare te ne sarei grata. Perché non mi è chiaro il concetto se sia colpa dell’uomo o se sia una cosa naturale, seppur difficile da accettare. Che l’uomo non rispetti la natura è cosa risaputa. Ma che possa intervenire per cambiare la stessa nella sua evoluzione ,non mi è chiaro. Da profana ti chiedo di aiutarmi. Grazie mille. Un abbraccio. Isabella

    • Ti faccio un esempio banale carissima Isabella: pensa se tutti anziché accendere subito condizionati in estate e caldaie in inverno ci abituassimo a resistere un pochino e a non sputare subito aria calda nell’atmosfera. Oppure anziché cementificare ogni luovo verde, parlo anche di giardini condominiali e privati, togliendo alberi e piante ma dando vita a isole di calore bollenti, ecco, pensassimo a piccole cose, per non dire dell’utilizzo dell’automobile anche per fare 100 metri, ecco tutto questo, moltiplicato per milioni di esseri umani, già farebbe una rivoluzione. Oltre poi a dover prenderele giuste decisioni ogni nazione ovviamente. davvero la rivoluzione comincia da noi e dalle nostre scelte. Un abbraccio e buona serata.

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Storia delle religioni, scrivo per legittima difesa. Amo la vita e chi me l'ha data.

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