Sulle tracce di San Francesco, in moto attraversando la valle santa reatina

Sulle tracce di San Francesco, in moto attraversando la valle santa reatina
Sulle tracce di San Francesco, in moto attraversando la valle santa reatina

San Francesco e la valle santa reatina. Molti lo definiscono turismo religioso, per chi va in motocicletta è il miglior mototurismo. Quel motociclismo “da meditazione” che ti porta alla scoperta della nostra amata Italia

san Francesco, sulle sue tracce in motocicletta. D’altra parte, con un manubrio ben saldo tra le mani, e una strada libera davanti al proprio orizzonte, succede un po’ come quando lo scrittore francese Christian Bobin afferma: “Il cuore è un’intelligenza che viene persino agli imbecilli”. Ecco, il mototurismo da meditazione è un intelligenza che potrebbe far pensare anche i meno dotati, diciamo così.

Se, dunque, ci si mette in sella per far visita agli eremi di San Francesco, attraversando tre regioni e immergendosi in una natura davvero contemplativa, beh, alla giornata abbiamo dato un senso, per dirla anche con Vasco.

I chilometri percorsi in un giorno con partenza da Roma sono stati poco più di 300. Percorrendo la Salaria e varie strade provinciali, tra i luoghi “esperiti” e “cavalcati” troviamo: Poggio Bustone, La Foresta, Fonte Colombo, e i due bellissimi laghi di Piediluco e del Salto con valle omonima.

Come si diceva tre regioni: Lazio, Umbria e Abruzzo, una ritrovata liberetà da fase 3 a cui hanno aderito molti motociclisti, incrociati in strada e salutati lampeggiando o alzando il braccio. Saluti molto più da autentici motociclisti più che questa “gambetta” che a molti di noi proprio non va giù. Andrà bene a chi va in moto col mocassimo ma noi che indossiamo stivali, sollevare la gamba non piace. meglio un classico lampeggio o una mano protesa in segno di amicizia. Quella gambetta sollevata fa troppo calcio in culo.

San Francesco e la valle reatina

San Francesco amò profondamente la Valle Reatina. Qui trovò quello che cercava, gente semplice e vicina al suo messaggio, una natura dolce e rigogliosa. San Francesco fece della Valle Reatina, accanto ad Assisi e la Verna, una delle sue tre patrie.

Così questa splendida pianura, circondata da colline e monti, fu da allora chiamata Valle Santa. San Francesco scelse la Valle Santa per compiere tre gesti fondamentali della sua vita e della sua spiritualità: nel 1223 volle il primo Presepio della Cristianità, lo stesso anno scrisse la Regola definitiva dell’Ordine e, probabilmente, quell’inno dolcissimo che è il Cantico delle Creature. In moto percorriamo tutta la bellezza del suo cammino.

Sulle tracce di San Francesco, in moto attraversando la valle santa reatina

Per chi poi volesse cimentarsi con il cammino, zaino e scarponi, ricordiamo che l’azienda di promozione turistica di Rieti ha reso possibile un bel progetto che dobbiamo all’idea del direttore Diego di Paolo. Ottanta chilometri di cammino, Il Cammino di san Francesco appunto, inaugurato nel dicembre del 2003, articolato in otto tappe, santificate dalla presenza diretta di San Francesco.

Le tappe del cammino permettono di attraversare: la Rieti medievale, con i suoi palazzi e le sue chiese, i Santuari di Greccio, La Foresta, Poggio Bustone e Fontecolombo, incastonati nel verde dei boschi, il bosco del Faggio di San Francesco a Rivodutri, l’antico borgo di Posta, perla della Valle del Velino, e sulle vette del Terminillo.Il Cammino di Francesco è reso ancor più speciale dal Passaporto: un documento che attesta la tua presenza nei sentieri del Cammino di Francesco.

La visita di rito è quella dei quattro Santuari Francescani: Fonte Colombo, la Foresta, Greccio e Poggio Bustone. Santuari che scandiscono l’anfiteatro della “Conca Reatina” e formano un ideale segno di croce. Noi ne visitiamo tre.

Poggio Bustone, 1° tappa del nostro mototour sulle tracce di San Francesco

Poggio Bustone, paese di nascita di Lucio Battisti, dista circa 90 chilometri da Roma. La Salaria è molto piacevole da percorrere. Bisogna fare attenzione all’altezza del chilometro 54 e poco più avanti ai due autovelox piustosto infami e nascosti che o ti fregano o, peggio ancora, ti fanno rischiare il tamponamento a catena per le brusche frenate di chi se ne accorge all’ultimo, soprattutto automobiluisti e furgoni, che spesso non brillano per prontezza.

Arriviamo a Poggio Bustone, io e il mio amico “nordkappista” Guido, in un’atmosfera delle migliori. Silenzio assoluto, non fa caldo, la natura e il misticismo del posto si fondono in un connubio che non esiterei a definire Harmonia Mundi. Tanto più che oggi è la Giornata mondiale dell’ambiente e che siamo sulle tracce di San Francesco, mistico e molto più ecologista dell’Agenda 2030 con parecchi secoli di anticipo.

A Poggio Bustone San Fran­cesco vi giunge con i suoi primi compagni nell’ estate del 1208, quando per la prima volta quel drappello di penitenti di Assisi, si affaccia sulla Valle reatina. Fino a quell’anno Francesco rimane ad Assisi: città natale e ostile insieme. Lasciata la città, attraversa la valle spoletana per salire a Cascia e a Leonessa, la piccola fraternità arriva nella valle reatina. Giunge quindi a Poggio Bustone, possedimento dei Benedettini di Farfa.

La chiesa e il convento

La chiesa è dedicata a San Giacomo il Mag­giore ed è una costruzione semplice, costruita edificata verso la fine del sec. XIV. Dopo vari rimaneggiamenti, con alcuni interventi fatti nel 1948, dal 2009 dopo importanti restauri, è stata riportata allo stile primitivo.

Il portico è di recente fattura. Entrando a sinistra si notano affreschi moderni e frammenti di pittura seicentesca. Artistiche vetrate com­pletano l’edificio. Il coro ligneo, riservato alla preghiera dei Frati, risale al XVII sec.

Uscendo a destra della chiesa, troviamo il convento, il chiostro, un portico a quadrilatero, tipico di queste co­struzioni. La parte che fiancheggia la chiesa è del sec. XIII e immetteva nella primitiva chiesetta. Sempre nel chiostro si può ammirare un affresco della Ma­donna con Bambino del XV sec. di scuola umbro-toscana. Alzando lo sguardo alle lu­nette del XVII sec. che percorrono tutto lo spazio, riconosciamo alcune scene della vita di s. Francesco.

Nel sec. XIV si aggiungono altri locali a piano terra. Scendendo dal chiostro verso il Romitorio si può vedere un antico refettorio con affreschi del XVII sec. raffiguranti l’Im­macolata, un’ultima cena e alcuni santi francescani.

Il santuario inferiore, il superiore e il tempietto della pace

Il santuario inferiore è stato identificato nel 1947 e restaurato. Si riconosce con un’antica e rozza costruzione. Strut­tura mu­raria povera e rozza completano con la roccia il perimetro occupato per la lun­ga preghiera e il breve son­no del Santo. Alle due primitive finestrelle sono state apposte due artistiche vetrate.

Per accedere poi alla grotta delle Rive­lazioni (o Santuario superiore) si ritorna al piazzale e si percorre un sentiero segnalato per circa 30 minuti. Lungo il ripido sentiero che ci fa salire di 400 metri, sono state costruite nel sec. XVII sei cappellette a ricordo di vari episodi, trasmessi dalla tradizione popolare e accaduti al Santo nelle frequenti ascese al luogo di preghiera.

La Grotta si presenta oggi racchiusa in una costruzione assai rustica, risalente a due epoche diverse: la parte in prospettiva è del 1634, la parte posteriore che copre la Grotta, risale ai primi anni del sec. XV. Sempre sul piazzale si può ammirare il Tem­pietto della Pace, costruito dall’architetto Carpiceci con all’interno una statua in marmo bianco di san Francesco dello scultore Lorenzo Ferri.

Il lago di Piediluco e il piccolo borgo

Risaliamo in sella e ci dirigiamo vero il lago di Piediluco. Una tappa nella splendida pace della natura lacustre del posto non potrà che esaltare ulteriormente il misticismo della giornata per far visita a La Foresta e a Fontecolombo.

Il lago di Piediluco, situato all’estremità sud dell’Umbria, al confine con il Lazio, stretto tra i monti Luco e Caperno, è il più grande della regione dopo il Trasimeno. Il bacino presenta una forma irregolare e proprio da ciò deriva uno sviluppo di sponda considerevole di circa 13 km, rispetto alla superficie che è di soli 1,52 chilometri quadrati.

Piediluco è il solo centro che si affaccia sul lago. Si tratta di un piccolo borgo di origine medievale, scavi archeologici hanno comunque dimostrato la presenza di insediamenti fin dalla tarda età del bronzo. Fra i monumenti di rilievo spiccano la Rocca (XIII secolo), e la chiesa di San Francesco (XIII secolo).

Si mangia nel bar-ristorante fronte lago. Gentilezza totale, tavoli ben distanziati, voglia di ripresa e delle ciriole ternane, tipica pasta del posto, con un sughetto piccante che improvvisamente ci riporta ai piaceri terenni dopo l’estasi mistica di Poggio Bustone. Peraltro le spiagge del lago sono attrettazzatissime per questa originale estate 2020. Una buona idea per fregarsene dell’Austria e di chi non ci vuole per portare soldi nelle tasche di noi italiani. Non fatevi mancare, nei pressi, una visita a Labro.

La Foresta, 2° tappa

In circa 20 minuti di moto, sempre su strade particolarmente invitanti per chi è “nordkappista” dentro, arriviamo all’eremo di Santa Maria de La Foresta, che si trova a cinque chilometri da Rieti, immerso in una vallata nella quale scorre il torrente dell’Acqua Marina, tutto circondato di boschi di castagni e di roveri, ci appare il santuario di s. Maria de La Foresta.

San Francesco arriva a La Foresta nell’estate del 1225. Le condizioni di salute del Santo si fanno sempre più precarie. Pressato da Frate Elia, Francesco si convince a lasciarsi operare agli occhi. Si ri­fugia a La Foresta in attesa dell’operazione. Arrivando al Santuario si incontrano lungo le mura le stazioni della Via Crucis di scuola napoletana del XVIII sec. provenienti dal Convento di s. Bonaventura in Frascati e be­ne­dette nel 1735 da San Leonardo da Porto Ma­u­rizio, propagatore della Via Crucis.

Davanti al Santuario una maiolica moderna detta Ma­donna dell’Uva. Il complesso degli edifici nello stato attuale risale ad epoche diverse: prefrancescana, dei Romiti, dei Clareni e seicentesca.Uscendo si incontra la Domus, il luogo dove venne ospitato San Francesco con i suoi compagni, nel quale si conservano i resti della vasca per pigiare l’uva. Già, perché La Foresta era celebre per l’ottima vendemmia e il buon vino. E l’orto con la vigna che ammiriamo a lato del complesso, con il simbolo del Tau deposto in terra tra le piante, ne rappresenta la sintesi più chiara.

Dalla Domus si accede ad un chiostro piccolo e accogliente, e ci si avvia scendendo alcuni gradini verso il luogo dove il santo pregava. Qui a La Foresta, stando a quanto riportato da diversi studiosi, sarebbero state scritte alcune parti del Cantico delle Creature. Il monumento marmoreo di Lorenzo Ferri situato all’esterno del Santuario, rappresenta il Santo che, con le mani al cielo, sembra dire ancora: “Laudato sie , mi’ Signore, per tutte le tue creature”.

Entriamo nella chiesa di Santa Maria. Dopo varie trasformazioni, si presenta separata dalla chiesa di campagna, dedicata a San Fa­biano. Troviamo resti di affreschi del XV sec. La mensa dell’altare è quella originaria. La chiesa è stata costruita dai Romiti e risale ai primi del sec. XIV. Sulla pa­la dell’altare settecentesco si venera una statuina della Madonna Bambina del sec. XVII.

Greccio

Fonte Colombo, 3° tappa

A Fonte Colombo la “presenza” del santo si avverte in maniera particolarmente suggestiva. Francesco ha amato questo luogo. Ospite dei monaci di Farfa, vi trova una minuscola cappella, dedicata a Santa Maria e detta della Maddalena. Varie volte era salito sul Monte Rainiero, da lui ribattezzato Fons columbarum, dalla fonte che è posta ai suoi piedi, e alla quale aveva visto abbeverarsi delle piccole colombe.

Nel settembre del 1223, Francesco sale a Fontecolombo con frate Leone, Bonizio da Bologna e qualche altro: in questo mese mette le mani alla stesura definitiva della Regola scritta per i suoi Frati, approvata il 29 novembre 1223 da papa Onorio III e ancor oggi valida per tutti i frati minori.

Fonte Colombo è testimone anche delle sofferenze e delle malattie del santo. Durante il soggiorno nel 1225, un anno prima della morte, Francesco viene convinto da frate Elia a lasciarsi operare agli occhi per una grave malattia che aveva contratto in Terra Santa. Il cauterio lo attendeva. I frati fuggirono dalla stanza impressionati, mentre il medico affondava il ferro rovente dagli occhi fino alle orecchie.

La chiesa viene costruita nella seconda metà del XIII sec., ingrandita nel XV, consacrata nel 1450. Nella chiesa di particolare rilevanza è l’affresco della lunetta del portale del XV sec., che rappresenta al centro la Madonna con il Bam­bino ed ai lati San Francesco e San Lu­dovico di Tolosa.

Subito a destra notiamo una scultura lignea del XVII sec., San Francesco in meditazione ai piedi del Crocifisso. Poco oltre un’altra scultura rappresenta l’approvazione della Regola da parte di Cristo stesso, opera è di fra Giovanni da Pisa (1645). Poi il coro ligneo usato dai Frati per la preghiera in co­mune e le caratteristiche vetrate, del Picchiarini su disegno di Duilio Cambellotti (1926), che disegnano episodi della vita del santo.

Il Sacro Speco e il chiostro

Per una ripida scalinata si giunge al Sacro Speco, dove San Francesco ricevette, se­condo la tradizione, la Regola dei Frati Minori. Ci si trova davanti alla Cappella di San Mi­chele, l’Arcangelo tanto venerato dal Santo. Continuando la discesa, si entra in una fenditura della roccia dove San Francesco si im­mergeva nella intimità con Dio. Risalendo, arriviamo al luogo del leccio do­ve, secondo la tradizione, apparve Nostro Si­gnore per confermare la Regola.

Il chiostro si mostra irregolare nella forma: collega infatti i vari ambienti della vita comunitaria dei frati, ambienti sviluppatisi in epoche diverse. Sul lato più alto della costruzione riconosciamo una sezione lasciata a pietre a “facciavista”: si tratta dell’antica casa colonica che s. Francesco trovò sul Monte Rainiero, insieme alla cappella della Madonna e al Romitorio.

Per qualsiasi informazione su visite e ospitalità ai santuari potete cliccare qui.

La Valle del Salto

Greccio lo abbiamo visto tante volte e decidiamo di non passarci. Puntiamo invece sulla Valle del Salto, per una immersione veloce al lago, metaforicamente si intende. La strada è molto bella, avvolta dai monti del Cicolano. Arriviamo al belvedere dopo la diga con sosta di rigore per qualche foto. Il lago del Salto, è il lago articifiale più grande del Lazio e il contesto è davvero “attraente”. Da visitare assolutamente paesi come Petrella Salto e Flamignano.

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La giornata volge al termine, ruote sgranchite e chilometri percorsi in un motociclismo da meditazione particolarmente intenso. Non vediamo l’ora di essere di nuovo in sella per un nuovo reportage. Prossima tappa, il Santuario della Verna, altro luogo di inconfondibile bellezza. In una estate che ricorderemo.

 

 

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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