Totò genio, principe “malincomico”

Totò Genio, principe “malincomico”: una mostra sul grande artista ripercorre la sua intensa storia con fotografie di impareggiabile bellezza e rari documenti

Totò genio, principe “malincomico”

Totò genio, principe "malincomico"
Totò genio, principe “malincomico”

Totò mi ha fatto compagnia. Diverse volte. A Totò debbo le mie migliori nostalgie: le domeniche da piccolo al Cinema d’Essai con mio padre, risate e “bomboniere”, le palline di gelato al cremino, le serate in casa tutti davanti alla tv, c’è Totò, le battute e mio padre che ne fa l’imitazione.

Un filo ininterrotto mia ha sempre unito al principe “malincomico”. Nonostante il passare degli anni. Forse perché, per certi lati, mi rivedevo in lui. Sul palcoscenico della vita, ironia e popolo, come uomo, diffidente, elegante, malinconico.

Quando ho fatto per la seconda volta il mio tentativo di diventare giornalista professionista con il peso del primo “buco” mi sono detto: ritento, come va, va. Non farò di nuovo il tema di cronaca, tecnica a me poco affine.

Totò Genio, principe “malincomico”

Ci vorrebbe un argomento capace di “farmi bruciare” di passione. Se passo lo scritto, poi si vedrà. A cinquant’anni dalla sua morte, Totò mi fa un regalo. Una delle tracce riguarda il cinquantenario della sua scomparsa.

Da lassù mi guarda e mi dice: quisquilie, pinzellacchere. Passo lo scritto, quasi con il massimo dei voti, 54 su 60. Totò mi spiana la strada per arrivare all’ esame orale. Divento professionista.

La digressione è stata ampia. Me ne scuso ma non potevo risparmiarmela. Perché la mia gratitudine a Totò è praticamente totale: mi ha fatto ridere, stare insieme a mio padre, conservandomene i ricordi migliori e permettendomi di arrivare ad una soddisfazione professionale che ha completato, se non altro, i titoli.

Come non introdurvi, allora, in questo modo, ad una bellissima esposizione, con fotografie “immense” che ti fanno rivivere, in un singulto, un mondo diverso da questo, tanto, ma tanto più interessante?

Totò Genio, principe “malincomico”

Dopo il grande successo di pubblico e di critica di Napoli, la mostra Totò Genio arriva a Roma, ospitata nel Museo di Roma in Trastevere sino al 18 febbraio 2018. 

Voluta dall’Associazione Antonio de Curtis in arte Totò e dal Comune di Napoli, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e con la coproduzione dell’Istituto Luce Cinecittà, in collaborazione con Rai Teche e SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, l’esposizione è organizzata da Alessandro Nicosia, che l’ha curata con Vincenzo Mollica, e prodotta da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare con i Servizi museali di Zètema Progetto Cultura. 

Realizzata a cinquant’anni dalla sua scomparsa l’esposizione ripercorre la grandezza di Antonio de Curtis, indiscutibile “stella fulgida”, figura poliedrica, attore di cinema e teatro, poeta e autore di canzoni indimenticabili.

Totò genio, principe “malincomico”

Il principe de Curtis era molto affezionato ai suoi scritti, che probabilmente considerava lo specchio più autentico della sua anima malinconica e notturna: Non c’è nessuna discrepanza – diceva – tra la mia professione (che adoro) e il fatto che io componga canzoni e butti giù qualche verso pieno di malinconia. Sono napoletano e i napoletani sono bravissimi nel passare dal riso al pianto.

 Attraverso documenti personali, cimeli, lettere, disegni, costumi, fotografie, installazioni e testimonianze, Totò Genio racconta la vita, le passioni e gli amori di uno del Novecento.  

Si possono ammirare i disegni realizzati da Pier Paolo Pasolini per la Terra vista dalla luna, episodio del film Le streghe interpretato da Totò, i disegni di Federico Fellini, che in lui vedeva un artista senza tempo, fino ad arrivare a quelli realizzati negli anni ’50 da Ettore Scola per la rivista satirica Marc’Aurelio. 

Totò Genio, principe “malincomico”

Il rapporto con Pasolini inizia quando il regista assieme a Ninetto Davoli si reca a trovare Totò nella  casa di Via dei Monti Parioli. Totò guarda con sospetto i due che si stravaccano sui divani a cui tiene particolarmente. Con Pasolini nascerà un rapporto straordinario. Totò, quasi cieco, lavorerà su Uccellacci e uccellini con l’entusiasmo di un bambino. Irripetibile.

Alla mostra sono anche esposti i disegni realizzati da fumettisti celebri come Crepax, Pratt, Manara, Onorato e Pazienza, una serie di fotografie che ritraggono Totò insieme ai grandi personaggi del Novecento e una poesia scritta da Paolo Conte e dedicata al grande interprete napoletano. 

Totò genio, principe “malincomico”
Totò genio, principe “malincomico”

Un’ampia sezione della mostra è dedicata al suo rapporto con il cinema, che lo ha visto protagonista di 97 film, e ripercorre la sua lunga carriera attraverso i manifesti e le fotobuste che lo hanno reso celebre al grande pubblico. 

Il suo rapporto con il teatro è raccontato e rivisitato attraverso i costumi di scena, filmati d’epoca e installazioni multimediali. Un aspetto meno noto di Totò è il suo rapporto con la pubblicità lo ha visto testimonial di alcuni prodotti italiani di quegli anni, come la Lambretta e la Perugina, che lo scelse come volto per pubblicizzare il suo famoso Bacio.  

Totò Genio, principe “malincomico”

La mostra ripercorre anche il suo legame fortissimo con Napoli, la sua città d’origine, e il suo grande amore per gli animali, in particolare per i cani, passione che condivideva con la sua compagna Franca Faldini.

Totò genio, principe “malincomico”

Attraverso foto private, documenti originali e giornali d’epoca viene descritto un Totò più privato, un uomo generoso che amava prendersi cura degli animali e delle creature più indifese.  

Totò genio, principe “malincomico”

Alla mostra non potevano mancare le poesie di Totò. Tra queste, l’indimenticabile ‘A livella e le sue canzoni, come Malafemmena, composta da Totò nel 1951 e poi declinata in centinaia di versioni.  

Chiude la mostra la sezione Nessuno mi ricorderà, dedicata ai suoi funerali, che furono tre, il primo a Roma, il secondo a Napoli e il terzo nel Rione Sanità a Napoli, in cui era nato. Attraverso fotografie, filmati storici provenienti dall’Archivio Luce e dalla Rai, giornali e ricordi, viene raccontato il meraviglioso addio che Napoli ha rivolto al suo più grande artista.  

Talmente amato dai napoletani che, dopo il primo funerale a Napoli, dopo quello di Roma, organizzato dall’amico Nino Taranto, ne viene organizzato un secondo con la bara vuota su volere del guappo della Sanità, Luigi Campoluongo.

Virginia Raggi ha ricordato: “Totò, grazie al suo istinto comico rivoluzionario, è stato l’ispiratore di tanta nostra serenità e buon umore. Un artista straordinario che ci ha lasciato anche bellissime poesie e canzoni, pensieri e sentimenti delicati, riuscendo a condividere con il suo pubblico le pieghe più intime del suo animo con signorile sobrietà. E il suo essere riservato e gentile ce lo ha fatto amare ancora di più. Siamo felici di ospitare al Museo di Roma in Trastevere la mostra a lui dedicata. “Totò Genio” è il racconto ricco e minuzioso dell’immensa produzione artistica di Antonio de Curtis, che possiamo scoprire attraverso oggetti, filmati, disegni, fotografie, documenti e costumi.

Ha detto Luigi De Magistris, sindaco di Napoli: “La risata in Totò è anzitutto un potente rimedio contro la sopraffazione: è il ridicolo che toglie altezza ai potenti e ne indebolisce le minacce”.

Vengono in mente alcune scene immortali: la pernacchia al gerarca nazista, il rifiuto all’ordine di sparare (“Io ho carta bianca!” e conosciamo tutti la risposta di Totò, la pernacchia al borioso onorevole Trombetta, la derisione pubblica del sedicente autore di un “Picassò”.

Interessante la testimonianza riportata da Goffredo Fofi, che ha scritto l’introduzione al catalogo edito da Skira: “Nei primi anni sessanta vivevo in Francia e scrivevo su una rivista di cinema, “Positif”, dove trovai un ammiratore di Totò nella persona di un critico agguerritissimo, Robert Benayoun, che veniva spesso in Italia e che fu tra l’altro il principale responsabile in Europa della giusta valutazione del lavoro di Jerry Lewis.

Fu questo a indurmi a proporre alla rivista un’intervista con Totò. Trovai il contatto tramite un critico romano e il “principe de Curtis” – al telefono feci attenzione a chiamarlo così – mi fissò un appuntamento per un certo giorno in cui però, venendo io da Parigi in Italia molto di rado, nel viaggio verso Roma incontrai in treno Franco Fortini che mi convinse a seguirlo a un grande incontro pubblico fiorentino tra i primi organizzati nel nostro paese contro la guerra nel Vietnam. Fortini vi fece un discorso freddo e deciso e molto applaudito.

Il giorno dopo a Roma telefonai al principe, e mi si rispose che si era recato a Lugano per riposarsi con la sua compagna, ma che, se volevo, avrei potuto raggiungerlo e avrebbe risposto volentieri alle mie domande.

Ero molto povero e ci rinunciai, e dunque non conobbi Totò. Curiosamente, il giorno in cui Totò morì prendevo parte, con Piergiorgio Bellocchio e Grazia Cherchi con i quali dirigevo, non alla loro altezza, i “Quaderni piacentini”, a una manifestazione-convegno alla Sapienza di Roma proprio su e contro la guerra del Vietnam.

Era il 15 aprile 1967, e uno strillone di “Paese Sera”, un quotidiano del pomeriggio, irruppe nell’aula magna affollatissima mostrando silenziosamente in giro la prima pagina del giornale dai titoli cubitali: “E’ morto Toto’”…

Le molle della sua comicità egli le conosceva, teorizzava e rivendicava con grande chiarezza, ed erano due: la curiosità (che voleva dire studiare gli umani comportamenti con la freddezza di un entomologo alla Buñuel, anche lui ex avanguardista, ed esasperarne i caratteri) e la fame (che voleva dire partire davvero dalle origini, se è vero, come scriveva un filosofo, che la fame è, nell’uomo, l’origine della conoscenza)”.

“Totò fu un genio – ha sottolineato Vincenzo Mollica – inaccessibile per i tromboni e le trombette sbandieratori solenni di una cultura polverosa, accessibile ai cuori semplici che hanno amato con poesia la sua allegria e la sua malinconia.

Totò genio, principe “malincomico”

Totò non fu mai una maschera, ma fu ognuno di noi. Non fu mai una canzone, fu una sinfonia. Non fu mai una poesia, fu un poema. Non fu mai un film, fu un’epopea. Non fu mai una commedia, fu il teatro. Non fu mai il particolare, fu sempre l’universale. Per questo ancora ci parla e noi lo ascoltiamo.

Il segreto del suo genio sta tutto in un suo breve detto: Io il pubblico so come farlo patire di piacere. Totò non aveva bisogno di un palcoscenico, perché lo aveva dentro di sé, incorporato. Quando compariva era sempre teatro che si mescolava con la vita…

Federico Fellini una volta mi disse che un grande comico come Totò bisognava considerarlo un vero benefattore dell’umanità. Questa definizione è perfetta perché contiene anche il debito di gratitudine che noi abbiamo nei confronti di questo straordinario artista.

Totò genio, principe “malincomico”

 

La filosofia di Totò nasceva dalla fame, la poesia dall’ inesauribile energia con cui sapeva reinventarsi nella vita. Miseria e nobiltà, vita e morte vivevano in lui come vasi comunicanti. Nei suoi versi cantati o recitati cercava pace, ma erano anche segni geroglifici di un mondo tutto da decifrare.

Questa mostra è un invito appassionato per abitare in quello che Totò è stato. Un viaggio di felicità in cui ci si può perdere e incontrare il dolore. Totò è stato omerico e stratosferico e la sua immortalità sta nel fatto che ha saputo vivere come se l’ultima faccia dell’uomo sulla terra fosse la sua”.

Ma la testimonianza più “toccante” è quella riportata da Elena Anticoli de Curtis, nipote del grande artista, figlia di Liliana, unica figlia di Totò: “Signorina. Veniamo noi con questa mia a dirvi una parola, che scusate se sono poche…” avrebbe scritto mio nonno cominciando la sua più famosa missiva, e con questa lettera inizia la mia avventura.

Una neonata associazione, una monumentale mostra, ma soprattutto l’intenzione di celebrare come gli spetta un’icona del Novecento italiano, che è nota con una sfilza di titoli nobiliari ma che si riassume in quattro lettere: Totò.

Semplicemente te lo dovevo.

Dicono siano passati cinquant’anni anni dalla tua scomparsa, ma lo ricordo solo se guardo il volto della mamma. Foto in bianco e nero, buffi abiti di un’altra epoca, un mazzo di peperoncini alla porta – che non si sa mai passasse qualche iettatore – mi parlano da sempre di te.

Vivo immersa nell’allegria e nella buona follia che “Lilianuccia tua” ha ereditato da te.

Vivo da sempre ancor di più in quella sensazione che la nonna mi raccontava, del “tuo bene che ci avvolge come un cappotto caldo”; mi guardo allo specchio e ti riconosco.

Emana di te tramite noi tanto di quello che sei stato: abbiamo ereditato molto di più di un tratto somatico e solo ora me ne rendo conto.

Alle nuove generazioni voglio raccontare il mito, la tua arte che onora Napoli e l’Italia con la creazione di una maschera senza tempo né confini, perché dalle piroette e capriole di Totò imparino la capacità rivoluzionaria ed educata di sovvertire le regole sbagliate, e il potere ed il significato di una risata, il valore della semplicità e della saggezza popolare. Mi piace pensare che dal mio lavoro di ricostruzione di ricordi, dal girovagare tra le stanze dell’esposizione e della tua vita emani il potere rivoluzionario di cui sei portatore.

Totò genio, principe “malincomico”

“Questi esseri [i caporali], invasati dalla loro bramosia di guadagno, li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza avere l’autorità, l’abilità o l’intelligenza, ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il pover’uomo qualunque” (tratto dal film Siamo uomini o caporali).

Tu con un battere di ciglia metti tutto in discussione e lo trasponi nel mondo del risibile. Voglio ricordare un uomo buono, come ce ne sono ancora tanti nelle nostre case, perché esistono ancora persone che antepongono il bene della famiglia al proprio, che danno senza chiedere un corrispettivo, pur con i propri difetti e le proprie debolezze, anime fuori dalla norma come era la tua”.

Totò ci manca. Viva Totò, grazie Totò. Facci ridere ancora e, da lassù, difendici e spernacchia tutti i caporali.

Totò genio, principe “malincomico”

INFO

Titolo mostra                                  Totò Genio

Luogo                                                Museo di Roma in Trastevere, Piazza S. Egidio 1/b Roma

Apertura al pubblico                      20 ottobre 2017 – 18 febbraio 2018

Orario                                                Da martedì a domenica ore 10.00 – 20.00

                                                         La biglietteria chiude un’ora prima

                                                         24 e 31 dicembre 10.00-14.00

Giorni di chiusura:                          lunedì, 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre

Biglietti                                             Ingresso Museo e Mostra non residenti:

                                                        € 9,50 intero; € 8,50 ridotto

Ingresso Museo e Mostra residenti:

                                                        € 8,50 intero; € 7,50 ridotto.

Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

In coproduzione con                       Istituto Luce Cinecittà

In collaborazione con                     RAI Teche, SIAE, Archivio Centrale dello Stato

A cura di                                            Alessandro Nicosia, Vincenzo Mollica

Organizzazione                                C.O.R. Creare Organizzare Realizzare

Info Mostra                                       060608 (tutti i giorni ore 9:00 – 19:00), www.museodiromaintrastevere.it; www.museiincomune.it;

Servizi museali                                 Zètema Progetto Cultura

Catalogo                                            Skira editore

 

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