Trans Europa Express, un viaggio insieme a Paolo Rumiz

Trans Europa Express, un viaggio insieme a Paolo Rumiz
Foto: Wikipedia

Il viaggio è desiderio di scoperta, di conoscenza e, perché no, di speranza. Partire? Ora? Ma per dove? Attraverso quelle frontiere che non esistono più con il libro Trans Europa Express di Paolo Rumiz

Paolo Rumiz, giornalista e scrittore triestino, uno dei più grandi viaggiatori contemporanei, racconta il suo viaggio di confine. Nell’estate del 2008 parte da Rovaniemi (Finlandia) passando per Kirkenes una piccola città norvegese che si affaccia sul Mare di Barentsed ed arriva a Odessa, magica città ucraina sul Mar Nero. Il diario di questo viaggio si concretizza in un volume dal titolo Trans Europa Express (2012, Feltinelli Editore, pp. 231, euro 18).

Trans Europa Express, un viaggio insieme a Paolo Rumiz
Paolo Rumiz – Trans Europa Express (2012)

Leggiamo nel volume: “Partire dunque, ma per dove? La Cortina di ferro non c’era più, i reticolati erano stati sostituiti da spazi addomesticati, musei e piste ciclabili. Per cercare spazi bradi bisognava andare oltre, sul margine orientale dell’Unione europea. Forse lì cominciava ancora un altro mondo”.

Un viaggio da Nord a Sud, un percorso estremo: quasi seimila chilometri e 35 giorni, dentro e fuori le frontiere tra Occidente e Oriente, dopo la nascita dell’Unione Europea. Oltre i muri della guerra fredda e la cortina di ferro. L’autore parte in compagnia di Monika Bulajnota fotografa e interprete polacca, uno zaino di soli 6 kg ed una carta fai da te.  “Sulla mia carta fai da te non sono annotati stati nazione, ma antiche regioni frontaliere inghiottite dalla geopolitica”, afferma lo scrittore nel libro.

Trans Europa Express, un viaggio insieme a Paolo Rumiz

Paolo Rumiz, infatti, disegna una cartina su cui traccia diverse deviazioni verso località sperdute e paesaggi periferici e ignoti di intatta bellezza. L’autore attraversa frontiere dimenticate, antiche regioni cancellate dalle cartine geografiche moderne, abitate da popoli “scomparsi” grazie a una geopolitica indifferente capace di cancellarne i confini.

Lo scrittore attraversa dogane, recinzioni metalliche, barriere con tanto di torrette di guardia, vive attese interminabili e affronta severissimi controlli ma conosce anche la generosità degli uomini e delle donne che incontra sul suo cammino. Rumiz scende lentamente queste terre segnate immancabilmente dall’acqua. Annota con cura i cambiamenti del mondo vegetale: il passaggio dalle betulle ai tigli, poi le querce, quindi le vigne, i platani e i fichi.

Piccole grandi storie di vita quotidiana, racconti di monaci e di pescatori di merluzzi, di poveri contadini e di modesti apicoltori, narrazioni che profumano di terre selvagge, di stati d’animo, di emozioni. Tanti incontri in un viaggio intenso dai quali emerge l’animo generoso della gente comune sempre pronta ad aiutare e a condividere quel poco che ha e che in nome dell’ospitalità accoglie e conforta il “viandante” per farlo sentire a casa.

“Sono le persone che ho incontrato che hanno fatto il mio viaggio” scrive Rumiz. “È stato un bagno di umanità questo viaggio ad est. Mai come questa volta non sono stato io a fare il viaggio. Ma le persone che ho incontrato. Come dire che è stato il viaggio a fare se stesso, ignorando i miei schemi mentali”. 

Dall’Europa all’Asia, dalle terre iperboree dove il sole non tramonta mai fino a Istanbul in Turchia, dove la luna si specchia sul Mar Nero. Nel suo Trans Europa Express, Rumiz viaggia su treni, corriere, traghetti, chiatte, talvolta in autostop e a piedi e noi con lui alla scoperta di regioni sconosciute ai più, ma dai nomi dolci e musicali, quali Botnia, Carelia, Polesia, Podolia, Bucovina, Volinia, Livonia e Curlandia.

“Anche qui, in Carelia, dove fiumi, laghi e golfi formano labirinti inestricabili segnati da dislivelli minimi, la separazione tra terra e acqua, foreste e mare aperto, è labile. Sull’Onega non si dice ‘navigare’ con la barca, ma ‘andare’, tanto perfetta è l’equazione tra spostamento e imbarcazione. Non si dice ‘costruire’ una barca, ma ‘cucire’ una barca, a memoria di un’operazione raffinata che si compiva quasi magicamente, senza chiodi. Il bardo della saga di Kelevala, il vecchio Väinämöinen, era prima di tutto un costruttore di barche. Canto e navigazione, guerra e caccia nei boschi, diventano in lui la stessa cosa” .

Tutte città da scoprire, provate a digitare i loro nomi su google e buon viaggio virtuale. È un invito ad un percorso ricco di colori, sapori e tradizioni. Difficile restare impassibili di fronte ad una scrittura che magnifica il viaggiare e la conoscenza del mondo. Le parole sono importanti, creano emozioni, aprono porte chiuse. Per chi ama scoprire nuovi luoghi, cercare bellezza nelle piccole cose, questo, più che un libro, è un augurio di speranza e fiducia.

Per approfondire:

Kaputt di Curzio Malaparte  (Adelphi, pp. 476, euro 13)

  • Kaputt è il resoconto dell’esperienza vissuta da Curzio Malaparte in qualità di corrispondente di guerra, per il Corriere della Sera, durante il periodo dal maggio 1941 all’agosto 1943. La Finlandia, la Polonia, l’Ucraina, la Romania, l’Italia, la caduta dell’Europa.  Un altro viaggio di confine.
Manola Testai

Manola Testai

Liceo artistico e IED. Esperienza decennale in società romana di network solution. Grafica freelance, appassionata di musica, lettura e di ogni forma d’arte, camminatrice e amante della natura.

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