Turismo esperienziale, far conoscere tutta la bellezza del nostro paese

Turismo esperienziale, far conoscere tutta la bellezza del nostro paese
Foto di S. Hermann & F. Richter da Pixabay

Turismo esperienziale, una valida opportunità per valorizzare ancora di più il nostro paese. La voglia di evasione è tanta. Il viaggio diventa un modo per “attraversare” il mondo e avere occhi nuovi. E lasciare un pò di cose a casa, farsi gradualmente, giorno dopo giorno, più leggeri.

Turismo esperienziale, una moda “ad hoc”, soprattutto se può contribuire ad aiutare la nostra bella Italia. La vacanza diventa come la famiglia moderna: “allargata”. Si condividono esperienze.

Il turista che vuole essere come Bruce Chatwin, un “viaggiatore”, sceglie dunque non il viaggio di massa ma la vacanza “non conforme”, il movimento che lo porta ad “esperire” il mondo del luogo quale davvero esso è.

Turismo esperienziale, voglia di tradizione

Si tratta di un viaggio non in vetrina ma in “itinere” ovvero particolarmente immersivo, un turismo che vuole confrontarsi con le realtà del posto e viverle il più possibile da vicino. Storie, usanze, tradizioni, costumi, territori si trasformano in un ampio palcoscenico dove si cerca l’improbabile: l’integrazione “mordi e fuggi”.

Il turismo esperienziale diventa anche un modo concreto per valorizzare le realtà locali. In Italia, ad esempio, è in aumento la domanda del “pellegrinaggio esperienziale”. Il turismo enogastronomico, ad esempio, è un traino importante per la nostra economia e potrebbe aiutarci in questo difficile momento.

Italian Stories, un caso emblematico

Lo hanno capito, con grande prontezza, i creatori del sito Italian Stories, Eleonora Odorizzi, architetta e cofondatrice della startup con il collega Andrea Miserocchi.

Parliamo della prima piattaforma per il turismo esperienziale che riguarda la manifattura italiana. L’intento è quello di realizzare una rete “virtuosa” tra artigiani e “viaggiatori”, portandoli alla scoperta delle botteghe artigiane e di quegli spazi cosi profondamente messi a dura prova dalla modernità e dalla crisi.

Italian Stories consiste in un progetto in cui le realtà produttive italiane di piccole dimensioni si “legano” per promuoversi e farsi conoscere da quelli che vengono definiti “storyfinders”, i “ricercatori di storie”.

L’offerta si compone di tre varianti: Visit: il turista visita gli spazi artigiani ed entra direttamente a contatto con la storia della bottega e la tradizione del modo di lavorare; Workshop: il turista si trasforma lui stesso in artigiano e si confronta con la propria abilità manuale e creativa; Special: l’artigiano locale guida i turisti “esperienziali” alla scoperta del territorio nelle sue peculiarità: tradizioni, natura, storia, cultura.

L’attivazione per il turista è di grande immediatezza. Basta registrarsi sul sito www.italianstories.it, e scegliere l’esperienza più congeniale.

Cercare di stare “sempre sul pezzo”

Insomma, nel mondo dell’iperconnessione e del web, dove si arriva ovunque, in maniera veloce, troppo veloce, il turismo vecchio stampo deve “riconvertirsi”. Se non vuole fare la fine dell’Alitalia. Il cambiamento è oggi repentino, ha il guizzo della serpe. Se non ti organizzi, ahiahaihai, come recitava un tempo una vecchia pubblicità.

La standardizzazione e il livellamento dell’offerta hanno generato più che il nomadismo una certa stanzialità. Con la conseguenza che il fascino del viaggio rischia di andare a farsi benedire e trasformarsi in un mordi e fuggi.

E alla fine rimani solo con il fuggi tra le mani perché l’emozione, il trasporto di un “potenziale” mondo da scoprire, dove tutto è diventato uguale, non ti attira più.

È vero che il turismo esperienziale rappresenta una buona opportunità per il futuro. Ma, come sempre, bisogna stare attenti a certi furbacchioni del marketing. Quelli che ti propongono pacchetti “esperienziali” travestiti, in forma più aggiornata ma che in realtà nascondono la vecchia sostanza.

Se turismo esperienziale deve essere, che lo sia veramente. Senza se e senza ma. Per “esperire” davvero e sentirsi un po’ più viaggiatori. Alla ricerca di sogni irrealizzati e chissà, di mondi che conosciamo superficialmente. Dunque, ancora tutti da scoprire.

Soprattutto in Italia, dove artigianato, piccole e medie imprese, tradizioni, declinate nelle diverse forme della creatività, rappresentano la forza principale del nostro paese e che il tentacolare mercato della globalizzazione vorrebbe far scomparire ovunque. Come ogni forma di ricchezza chiatama diversità.

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Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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