Un diario dei sogni e della speranza

Un diario dei sogni e della speranza
Foto di edar da Pixabay

Un diario dei sogni, i più semplici che ora sembrano difficili, un diario della speranza e della fiducia. Mettiamoci a scrivere e a pensare tutto quello che di più bello avremo da fare quando questo incubo sarà finito. #neusciremotuttiprimaopoi

“Giovanotto, carta, calamaio e penna”, il celebre incipit con cui l’immenso Totò si mette a dare indicazioni a Peppino per scrivere la celebre lettera. Siamo sul set del film Totò, Peppino e la Malafemmina. Si, quello, in cui ci si scompiscia dalle risate tra un punto, punto e virgola, due punti, “meglio abbondare che altrimenti dicono che noi siamo provinciali, siamo tirati”.

Che significa tutto ciò? Vuol dire: pensare ad altro per sottrarsi al mondo monotematico di web e tv dove non appaiono altro che “bollettini di guerra dal fronte”, resteremo tutti a casa non si sa quando, sarà un disastro per l’economia.

Bene, se ce la meniamo così, non ci rimangono che un paio di scene di film tragici dove ci si ubriaca e ci si spara un colpo alla tempia senza troppe esitazioni. Per evitare, insomma, l’assillo del negativo e del reale in un momento in cui dobbiamo saper ottimizzare “le munizioni della nostra tenuta psicologica”. Non serve né fare finta di niente, né darsi al complottismo che si ritorce su se stesso. E francamente rompe pure abbastanza i cabbasisi.

Serve saper guardare oltre, con speranza e con fiducia. Sostituire ‘sto #andràtuttobene che sinora mi pare non abbia portato granché fortuna con un più realistico #neusciremotuttiprimaopoi. Senza farsi troppe domande. Guardare oltre, sperare. Come Andy Dufresne sul film Le ali della libertà: “la speranza è una cosa buona e le cose buone non muoiono mai.

Un diario dei sogni, “giovanotto, carta, calamaio e penna, su”

E per cullarsi con un pensiero ben più positivo, ecco che ci giunge particolarmente utile il celebre “giovanotto, carta, calamaio e penna, su”. Non solo perché un “giovanotto” come Totò può aiutarci a trascorrere un’oretta e mezza tra lieti sorrisi e battute indomenticabili. Io ad esempio, amo molto i film di guerra. Non perché mi piaccia la guerra ma perché mi piacere vedere in mezzo all’inferno chi “solidarizza” e riesce a resistere. Nonostante tutto. A sperare.

Prendere carta e penna, anzi un bel taccuino, un diario vero, di guerra, di casa, di bordo che sia, può rappresentare una discreta strategia di sopravvivenza. Come confermano dalla psicologia. Da sempre.

Il famoso escamotage del diario per appuntare i famosi flussi di coscienza. Solo che qui più che di flussi di coscienza bisogna saper scrivere desideri e sogni. Un diario dei sogni e della speranza, ecco. Saperli pensare, progettare, scrivere.

Oltrepassare il pensiero dominante del momento che, alla fine è sempre riconducibile ai magmi del pensiero unico, con un pensiero alternativo, hashtag io prendo nota di tutte le cose più belle che farò dopo. Un diario insomma dove appuntare il meglio, con lo sguardo in alto, trasognato e fiducioso, non illuso né fintamente giocoso. Un diario dove annotare tutto quello che di meglio potrete fare dopo che questo incubo sarà passato.

Che so, andare al mare, abbracciare i vostri cari, mangiarsi una bella pizza, fare l’amore più sereni, passeggiare ininterrottamente per un giorno e farsi centinaia di chilometri per testare le moto, per chi ce l’ha.

Pensate ai soldati di due guerre mondiali e di tutte le guerre, a quelli sotto i bombardamenti o a chi in trincea, nei pochi momenti di tregua, quando le bombe cessavano di fischiare per far prender al mondo un po’ di vita, cosa facevano: prendevano matite spuntate e pezzetti di carta e scrivevano lettere.

Si mettevano in contatto con tutto ciò che era loro più caro, la terapia immunitaria più forte. Per andare oltre il guado del sangue e della morte intorno a loro. Senza il bombardamento mediatico continuo, lo stordimento avvilente che crea il caos dove c’è la guerra.

Prendere fisicamente un taccuino, appuntarci le cose più belle da fare o semplicemente organizzare i dettagli della giornata, ecco, questo è terapia. Un film di Totò, un audiolibro, io sono alle prese con il bellissimo Un altro giro di giostra di Tiziano Terzani, un po’ di footing in casa, come folli alle prese con la propria divertita follia, musica, e tutto quello che può “mettervi in contatto” con la vostra speranza più recondita.

E vedrete che in questo modo, #neusciremotuttiprimaopoi. E ci saranno tante cose da fare. Tipo respirare l’aria del mare e inondarsi di sole e di vento la faccia, farsi il bagno, camminare sulla sabbia. Sono tante le cose da fare. meglio appuntarsele. “Giovanotti, carta, calamaio e penna, su” andiamo a scrivercele tutte. Che prima o poi faremo rotta su Zihuatanejo.

 

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

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Daniele Del Moro

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