Hélène Grimaud, Variazioni Selvagge, musica, lupi e istinto di libertà

Hélène Grimaud, Variazioni Selvagge, musica, lupi e istinto di libertà
Foto di Sandra Petersen da Pixabay

“Due grandi amori, la musica e i lupi, nella ricerca d’assoluto di un talento straordinario”, poche parole per una lettura foriera di non poca bellezza, questo libro Variazioni selvagge di Hélène Grimaud (Bollati Boringhieri, 169 pp, 18 euro).

Variazioni selvagge di Hélène Grimaud: “No, nessuna nostalgia dell’infanzia”: il volume inizia così. Un taglio netto, una recidere quella “catena di sangue” che troppe volte condiziona la nostra esistenza conj un vissuto familiare intessuto di incomprensioni, equivoci quando non ipocrisia. L’opera spazia tra musica, letteratura e ricerca di sé. Con la stessa precisione con cui le mani plasmano le note fino a forgiare un universo interiore, Hélène Grimaud ci consegna un’immagine che dice NO.

Variazioni selvagge di Hélène Grimaud, un colpo di fulmine

Variazioni Selvagge, sinossi

Hélène bambina mangia rane e vermi, vive nuda. Aborrisce bambole e lezioni di danza. A scuola non parla con nessuno, non cerca affinità né con i maestri né con le compagne. Fin quando qualcuno si accorge che è dotata di uno straordinario senso ritmico, ed Hélène, a sette anni, incomincia ad avvicinarsi, con la dedizione impostale dal suo stesso talento assoluto ed esigente, alla musica.

Hélène Grimaud, una delle più affermate pianiste di oggi, ci racconta qui le avventure di una enfant terrible che presto si trasforma in enfant prodige. Dice dei suoi rapporti appassionati con la musica, i concorsi, la competizione, ma anche la rottura col mondo parigino, la fuga negli Stati Uniti poco più che ventenne.

Una nuova vita che insieme ai primi successi porta dubbi, disperazione e anche solitudine fino alla rinascita grazie all’incontro, imprevisto e travolgente, con i lupi, per i quali acquista un terreno in mezzo alle foreste del Connecticut e crea una riserva in cui si prende personalmente cura del loro benessere. In questa autobiografia, Hélène ci offre la chiave del suo universo interiore, della sua relazione particolare con il mistero della musica e dei lupi, e dell’arte in genere, che hanno fatto di lei un’icona di riconosciuto carisma”.

L’istinto di libertà

La musica entra nella sua vita come una scheggia di luce. Scrive: “Ricordo, come fosse ieri, l’incanto che provai, presa da quell’idea di infinito che la musica evoca; ricordo la sensazione fisica di un’apertura, di una via dischiusa dinanzi a me; come se una porta scavasse il muro e ne sfuggisse un sentiero luminoso, rivolto a una rivelazione d’armonia. Respiravo più ampiamente, più profondamente”.

Nel 1982, a tredici anni, Hélène Grimaud entra al Conservatorio di Parigi e si diploma tre anni dopo a pieni voti. Il 1987 è un anno di svolta: debutta come solista al festival di La Roque d’Anthéron, prende il volo.

Variazioni selvagge di Hélène Grimaud, un colpo di fulmine
Foto: Pixabay

Una biografia di Hélène Grimaud, Variazioni Selvagge, che crea ampi motivi di riflessione. Racconta molto di sé, di un’infanzia caratterizzata da “in” in-trattabile, in-soddisfatta, in-gestibile, in-disciplinata, in-subordinata. Una ricerca di libertà fuori dagli schemi e dalle convenzioni sociali. La migliore compagnia per quelli come lei diventano gli interessi che danno senso all’esistenza, in questo caso la musica e l’amore per i lupi.

Pensiamo all’istinto di libertà di cui parla anche Ernst Junger ne Il Trattato del Ribelle e a cui l’iconografia del lupo si abbina alla perfezione: “Tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. È questo l’incubo dei potenti.”

Nel libro della Grimaud, le due passioni, musica e lupi, si intrecciano e si alternano, come nella vita. Non è un caso che Hélène Grimaud abbia dato vita al Wolf Conservation Center, finalizzato all’allevamento e alla salvaguardia dei lupi. È l’omaggio all’istinto della libertà che in molti cerchiamo durante tutta l’esistenza. Che non è la sregolatezza imberbe di chi non ha un percorso ma la disciplina ferrea di chi aspira al compimento di sé.

“Alla fine, stare con i miei lupi è un’estensione della mia vita artistica. Un arricchimento che risuona, ne sono sicura, nel modo in cui interpreto la musica che scelgo. Per un periodo ho accudito una piccola lupa, e ogni volta che ascoltavo il Concerto per violino di Schumann, che adoro, la lupacchiotta arrivava di corsa e cominciava a ululare. Forse era il suo modo per dirmi che piaceva anche a lei!”.

Correre lontano per raggiungersi, con quel silenzio nel cuore che è la migliore delle musiche in molti frangenti :“La musica si è impadronita di me perché è l’estensione del silenzio, di quel silenzio che sempre la precede e ancora vi echeggia. La musica è una via d’accesso a un altrove della parola, a quel che la parola non può dire e che il silenzio, tacendolo, dice. Una musica senza silenzio cos’altro è, se non rumore ?”.

Nel libro sono tanti nomi di musicisti e di scrittori che vengono citati da Hélène e, parlando di lupi, non poteva mancare il nome di Clarissa Pinkola Estés con il libro Donne che corrono coi lupi, un saggio che descrive la forza interiore di molte donne appassionate della vita, nonostante le difficoltà. Un libro, questo Variazioni Selvagge di Hélène Grimaud, che apre molti interrogativi, una prosa rispettosa dei complessi movimenti dell’anima. O forse, come amava ripetere Etty Hillesum, semplicemente “un balsamo per ferite antiche”.

Hélène Grimaud: 

Leggi anche

 

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

Altri articoli

Aggiungi commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Daniele Del Moro

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, appassionato di fotografia, laureato in Lettere, gruppo demo-etno-antropologico, con tesi in Storia delle religioni, motociclista e camminatore. Direzione e coordinamento di redazione per Scrittore In Viaggio e per Green Planet News, quotidiano online e studio di editing e progettazione grafica.

Seguici su Facebook