Vive e lotta insieme a noi, la carta

Sparita non è sparita. Ma proprio per niente. Carta canta, anzi, carta conta e continua a resistere

L’invasione dei cellulari si ma tablet ed e-book rimangono a fare “l’intertoto”. Faccio un esempio. Ho fatto un abbonamento tempo fa con Il Corriere della Sera su tablet. Vado al mare e mi spaparanzo per leggere un po’ il giornale. Tra l’applicazione che non funziona, va a rilento manco fosse la Panda 30 in Val Gardena,  il sole che spiaccica i suoi amorevoli raggi sullo schermo e i riflessi che rimandano al mio volto con la barba di un paio di giorni, di notizie ne intravedo appena qualcuna. E sempre sotto botta del download che pare lento come la ripresa economica, anzi come il comprendonio di certi capi scout.

Insomma, con il mio solito nostalgico cuore, rivado a qualche mezzora prima dove ero stato in procinto di entrare in edicola e comprare uno scrocchiante quotidiano. Per quel che l’informazione vale oggi, beninteso, e lo dico da giornalista. Però mi dico no, ho il tablet.

Alla fine, sperimentando l’impossibilità di leggere col tablet, buono solo per ascoltarmi Spotify o Audible, mi ributto su un paio di libri che mi sono “inzainettato” per sopportare al meglio la folla estiva e i simpatici bambini armati di fucili ad acqua che sgambettano ad ogni dove.

Insomma, vuoi mettere l’odore della carta, la magia di Fabriano con l’untosità del tablet? Non che voglia demonizzarlo ma per leggere occorre altro. Tipo il fruscio dei fogli, le spiegazzate alle pagine, la matita come segnalibro e la scrittuta ai lati con i post-it colorati a segnare le notizie più interessanti.

Provate a mettere un post-it sul tablet o a sottolineare sul cellulare. Roba che nemmeno Basaglia te la darebbe vinta. Io la carta la adoro. Prendo appunti ovunque, ricordo gli attimi del flusso della mia vita. Mi emoziona quando la tocco, mi inebria il profumo, soprattutto quella di riciclo che mi fa sentire più a posto con la coscienza e con i miei amici dalla chioma verde. La pagina elettronica possiede una impalpabilità spettrale, è una sorta di televisione alla The Ring da cui promanano, quando riesci a leggerli, colori frammisti a sentori di luce al neon che fanno tanto obitorio.

La carta è una sintassi magnifica sospesa tra la materialità della terra e un fluido che nasce dal nulla, dai pensieri che prendono forma e si dipanano tra gli incroci dell’anima. La carta ha suoni e sapori unici, il fruscio, lo scricchiolare del foglio che si appallottola, la pace che evoca un libro chiuso prima di essere accarezzato e aperto.

La carta ingiallita dei vecchi quotidiani, i libri antichi nelle biblioteche che ti sorridono e ammoniscono a non dimenticarli e con loro il passato che ti fonda e ti determina. L’odore? Legna che scoppietta, colla, polvere, sudore, ognuno con una memoria e un vissuto che ci attraversa il corpo e delizia gli occhi nella silenziosa pausa del ricordo che ci riporta in viaggio nel tempo. E fare un aeroplanino di carta o una barchetta, giochi d’altri tempi? E il moleskin, il leggendario taccuino dei viaggiatori e di Bruce Chatwin, a cui non a caso ho intitolato una sezione del mio blog?

Vive e lotta insieme a noi, la carta

Il poeta siriano Adonis ha scritto: “La carta è la notte è noi siamo l’inchiostro”. L’incarnato delle parole è carta e nella carta ci siamo noi, fatti di pensiero che nella carta si esprime, nel pensiero liquido si annacqua.

Il 30 agosto del 1999 Wired scrive le parole del dirigente Microsoft Dick Brass: “Tra vent’anni la cara sarà una cosa del passato”. Il passato, invece, che trovi nei libri, ancora è la nostra strada, rappresenta il futuro che, speriamo, porti a riflessione l’umanità. A una vera libertà.

Come quando l’ufficiale nazista ricorda a Totò nel celebre film: Badate colonnello che io ho carta bianca. E Totò risponde modo che conosciamo, ammomendo a pulirsi le terga con la carta bianca. Se avesse avuto un tablet, col nazista come sarebbe andata a finire?

Insomma, scrivere sui social, fare parole in questo modo è piacevole: soprattutto per il ticchettio sulla tastiera che mi riporta a quello della macchina da scrivere. Non ho fogli da inserire e guardo il video. Ma i libri sono un’altra cosa e bisogna toccarli, viverli, abbracciarli, come un gatto amorevole. E poi raccontarceli tra di noi. Come tante altre cose. Ma gli appunti, per queste idee, dopo essere lievitati nella mia testa, li “incarto” sul blocco e poi li picchietto. Per farne un dibattito insieme a voi.

E ancora, vuoi mettere a incartare le uova col giornale vecchio, a chiedere, come facevo un tempo, davanti alla scuola un cartoccio di olive o di “fusaie” con parecchio sale sopra? La carta ha il gusto dell’immortalità. Dubito che tablet e cellulari resisteranno ai milleni tramandando la storia e il vissuto dell’uomo. Sono convinto insomma:
La carta è viva e lotta insieme a noi. Nonostante social e “virtualità” quotidiana. Sua “virtuosità” ha le pagine da sottolineare con penna e matita, magari rossa e blu.

 

2 comments

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  • Ne parlavamo giusto ieri sera…la carta è immortale…vuoi mettere il piacere di toccare con mano un libro, sottolinearlo con la penna, scrivere appunti e quando ne hai nostalgia andarlo a rileggere dieci, cento e mille volte ritrovando un pezzo di te stesso in quelle pagine magari ingiallite nel tempo ma mai nel tuo cuore💞

    • Grazie carissima Veronica del tuo prezioso commento. Me ne convinco sempre di più. Anche se ho scoperto gli audiolibri, la carta non ha eguali. Penso anche alla mia passione per i disegni di Zagor e di Tex e l’odore di quelle pagine con cui ho trascorso pomeriggi bellissimi della mia infanzia. Ricordo ancora, quando ero influenzato e non andavo a scuola, mia madre che tornava con un profumato numero di Zagor e mi passava tutto. Poi l’immersione nella lettura, la palpabilità delle pagine ingiallite, ricolme di ricordi, sono un granaio dell’anima. Nulla a che vedere con la luce spettrale dei dispositivi elettronici. Grazie ancora. Un abbraccio grande grande.

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