You Got to Burn to Shine, Per risplendere devi bruciare

You Got to Burn to Shine, Per risplendere devi bruciare, la celebre raccolta di poesie del poeta, artista e performer statunitense John Giorno, una riflessione sullo stare al mondo e sulla complessità della vita.

You Got to Burn to Shine è anche il titolo dell’esposizione, a cura di Teresa Macrì, in programma alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma fino al prossimo 7 aprile. La mostra è una narrazione delle discordanze e dei processi di ridefinizione del sistema–mondo.

You Got to Burn to Shine intende anche analizzare come l’opera, all’interno del display dell’arte, possa esplicare un pensiero critico e rappresentare nuove geografie mentali sia individuali che collettive. E, soprattutto, esplorare quali dispositivi possono essere innescati per tramutare le proprie posizioni in suggestioni estetico-visive toccando la coscienza collettiva; quali paradigmi si possono attivare, in un presente in continuo mutamento, per sovvertire concetti e stereotipi e configurare un universo di senso.

You Got to Burn to Shine

La selezione degli artisti di You Got to Burn to Shine è costruita su un’affinità comportamentale e attitudinale, che prevede la decostruzione linguistica come strategia primaria di interazione con la dimensione politica, poiché l’arte è l’assimilazione di atto politico e atto poetico. Tale attitudine, sia pur nella differenziazione delle pratiche usate (video, installazione, scultura, poesia, film) accomuna gli artisti nella presa di posizione di dissenso verso le convenzioni e le ipocrisie della realtà e li indirizza verso l’ideazione di spazi antagonisti e mobili in cui re-immaginare il mondo. In chiave utopica o no.

Nella variazione degli intrecci e vibrazioni emozionali che gli artisti delineano, emerge la critica radicale ad un ordine esistente e mai generico e la tentazione di rovesciarlo per aprire a nuove prospettive. La selezione degli artisti traccia una sorta di disarticolato percorso artistico trans-generazionale, che va dalla presenza di John Giorno fino a Roberto Fassone, attraverso cui si evince la spinta critico-sperimentale che attraversa il fare estetico al di là delle categorie e delle generazioni.

Al tempo stesso, la fusione dei vari linguaggi (arti visive, cinema, musica, poesia, antropologia) suggerisce l’idea di una impalcatura strutturale che ibrida le varie discipline, oramai sempre più interconnesse tra loro. La scelta tende ad amalgamare le varie esperienze estetiche, con i rispettivi ruoli e pesi all’interno della produzione estetica internazionale, e ad asserire quanto il pensiero radicale e l’attitudine sperimentale possano disegnare nuovi equilibri e possibili orizzonti di esistenza che sfiorano la sfera intima e quella sociale.

You Got to Burn to Shine, gli artisti in mostra

You Got to Burn to Shine è una “comunione” di intenti Da una parte troviamo Francis Alÿs che affronta, con leggerezza e umorismo, l’interdipendenza tra cultura e potere e il processo egemonico che da essa si sviluppa. Spesso questa posizione engagée viene a coincidere con l’immaginario musicale, con l’appartenenza ad un contesto upper o underground e dunque con l’affrancamento tra “cultura alta” e “cultura popolare” come nel lavoro di Jeremy Deller e Mike Kelley.

Un universo linguistico innovatore è quello profilato, fin dagli anni Sessanta, dal poeta-artista di culto John Giorno, il cui testo poetico viene delegato in maniera rivoluzionaria ai mezzi di  comunicazione e diretto alla fruizione di massa. Il suo universo poetico è distribuito attraverso opere come i poem print, i wall papers testuali, reading musicali, performance e happening. Depistante è la ricerca di Luca Guadagnino, regista e intellettuale spregiudicato che, nel suo percorso cinematografico sovverte l’atto del guardare e di sentire il cinema attraverso una visionarietà che collima fortemente con l’arte.

Attraverso lo scarto tra vero e verosimile, spesso mediato da un humour sarcastico, Roberto Fassone invera opere e performance che tendono a convertire il senso in no sense, a delegittimare comportamenti e credenze collettive diffuse per accedere a nuove letture e interpretazioni della realtà. Il duo Domenico Mangano & Marieke van Rooy, attraverso il dispositivo video, riflette sui paradossi sociali ed ecologici dell’epoca globale.

La relazione tra l’io e il mondo, l’intreccio tra storia personale e storia sociale, forniscono ad Elena Bellantoni lo spazio critico per affermare il suo agire estetico attraverso performances, video e scultura. É invece una analisi partecipata delle pieghe del mondo quella che Bertille Bak riesce a trasmettere attraverso i suoi video-reportage, le sue installazioni e sculture, dense e prive di  retorica.

Fiamma Montezemolo, artista e antropologa, è l’emblema di una nuova soggettività riflessiva che fonde ricerca antropologica ed espressione artistica. Il suo lavoro è formalizzato sul concetto di limite e confine tra due discipline. Krištof Kintera, grazie al suo alfabeto polimorfo possiede la follia di inventare mondi spaesanti, a immaginarne uno parallelo (a quello in cui vive) il cui congegno scardina le convenzioni, assembla e fonde una sorta di realtà/surrealtà.

Luca Vitone tende continuamente a interrogarsi sulla realtà e ad aprire a nuove visioni di essa oppure a ritrovarne gli affetti che la hanno attraversato. Sislej Xhafa, infine, vive quotidianamente le geometrie psichiche, logiche e logistiche dell’immigrazione senza tesserne un racconto consolatorio, piuttosto le dribbla e le raggruma in un paradigma spiazzante, composto da détournement, ricorsi concettuali e giochi linguistici.

Teresa Macrì, l’arte come “ossigeno”

Scrive la curatrice della mostra Teresa Macrì: “Il pensiero è estensione, desiderio, pluralità, corpo, veleno, aura, pelle, senso, simbiosi, leggerezza, peso, esplorazione. La prima dissertazione concerne il pensiero. Che cosa significa pensare in una società che esercita l’anestetizzazione e la propria dispersione? Hannah Arendt suggeriva che pensare è dialogare con se stessi, cioè porsi di fronte alla scelta fra il giusto e l’ingiusto, il bello e il brutto.

Chiunque pensa si dissocia, si allontana, anche senza operare, dissente e apre lo spazio al giudizio. Il pensiero è l’unica difesa contro la massificazione e il conformismo che sono le forme di imbarbarimento contemporaneo. Il riflesso è che il pensiero possiede in sé un effetto “distruttivo”, tale da erodere alla radice tutti i criteri fissati, i fondamenti condivisi, i modelli del bene e del male, insomma tutte le consuetudini morali ed etiche”.

You Got to Burn to Shine, Per risplendere devi bruciare

E ancora: “Nell’era post-ideologica, consumata da un conformismo endemico e ipnotico, bisogna scavalcare i sui meccanismi e le sue strategie manipolatorie e organizzare un orizzonte visionario e antagonista di produzione estetica ed emotiva. Il conformismo ha un ventre tenero ma demoniaco, annienta le spinte di trasformazione del soggetto e ghermisce, come un predatore rapace, la capacità di prefigurare mondi e di debordare dagli schemi e dai tabù collettivi.

Il sapere, nella sua complessità, e l’arte, nella sua originalità, possono darci ossigeno. A cosa serve l’arte, infatti, se non ad affabulare il fantasmatico, a coniugare l’onirico, a profilare l’utopico, a liberare il pulsionale e a rimuovere le tracce di un make-up convenzionale per rendere la pelle splendida? La sua peculiarità non è forse quella di sovvertire, non certo per la pura gioia di sperimentare, ma per un atto di emancipazione interiore e collettiva?

You Got to Burn to Shine, Per risplendere devi bruciare

E il suo effetto sublimante non è forse indirizzato a farci decentrare dal nostro Io e a ripensare noi stessi, creature senzienti, come pura psichicità? Per fare questo c’è bisogno di un processo interiore, di un sussulto emozionale, di un eccesso di intensità, di una resa al fallimento, di un rapimento verso l’imponderabile ma anche di una corrispondenza amorosa con i propri fantasmi, di una passione erotica, di un amore. You Got to Burn to Shine, appunto. Per risplendere devi bruciare, come suggeriva nel 1994 l’irridente poema di John Giorno, figura di culto contemporanea, letteraria e visuale”.

La mostra You Got to Burn to Shine aderisce a questa dimensione alternativa del reale, visionaria, deviante, spesso ironica e non preordinata, supportata da una vis dissacratoria e da un umore pop. L’arte può essere, dunque, un dispositivo che scruta sotto la pelle del visibile, dischiude l’invisibile e lo riorganizza. Oltrepassa la metamorfosi col reale e riscrive un differente paradigma in cui l’essere-nelmondo nella sua totalità riacquisisce cognizione di sé.

INFO

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
viale delle Belle Arti, 131 – 00197 Roma
Ingresso accessibile
via Gramsci, 71

Orari di apertura dal martedì
alla domenica:
8.30 – 19.30
ultimo ingresso 45 minuti
prima della chiusura

Biglietti
intero: € 10,00
ridotto: € 5,00
T +39 06 32298 221
lagallerianazionale.com
#LaGalleriaNazionale
#YGTBTS

Add comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti al blog

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post. Una volta cliccato sul pulsante verifica la tua casella e-mail per completare l'iscrizione.